Various Artists – The Sound of Love International #008

Assai stramba raccolta questa The Sound of Love International #008 della omonima etichetta di Bristol, frutto di una crew devota al culto balearico e quindi decisamente eclettica. È Ivan Smagghe in questo caso a dettare la sequenza dei brani in scaletta e dobbiamo dire che la principale fonte di curiosità da parte nostra è stata distinguere nel mucchio i nomi di Chris & Cosey, presenti con “Fantastique” remixato nientemeno che da Carl Craig – ricordandoci di “October [Love Song]”, hit della coppia psichica che Andrew Weatherall amava inserire nei suoi seminali dj set acid house. In realtà il doppio album si muove con una logica piuttosto laterale, evitando accuratamente qualsiasi linearità. “Beautiful People” dei Family Of God apre in una dimensione dilatata e quasi rituale, dove la componente dub incontra suggestioni new wave appena sfocate. Poco dopo “I Can’t Get In” di Carolyn, nella versione “The Mosque Mix”, accentua il carattere obliquo della selezione con una tensione lenta e notturna, fatta di percussioni trattenute e riverberi esotici che sembrano emergere da una stanza vuota. Anche “Black Flower” dei Polygamy Boys insiste su coordinate ibride, sospese fra funk sintetico e pulsioni cosmiche. Quando arriva “Fantastique”, Carl Craig evita qualsiasi nostalgia esplicita e lavora piuttosto di sottrazione, lasciando che il materiale originario di Chris & Cosey galleggi dentro una struttura elegante e ipnotica, attraversata da dettagli minimali. Altrove la compilation si concede deviazioni ancora più imprevedibili: “Outside House” di Prinz Ezo smonta il linguaggio house in una forma nervosa e sghemba, mentre “Seduce Me” di Rave 2001 recupera certe atmosfere rave filtrandole attraverso una sensibilità quasi dream pop. “Sintesi” di Mat101 è invece una rapida scheggia electro d’impronta italiana, essenziale ma molto evocativa. Nella parte finale emerge anche il lungo remix di Baby Ford per “Praise” di Leigh Dickson, probabilmente uno degli episodi più magnetici del lotto grazie al suo andamento circolare e rarefatto, capace di espandersi lentamente senza perdere intensità. E poi ci sono i toni crepuscolari di “Statues in Mist” dei White Car, che chiudono il percorso lasciando addosso una sensazione di spaesamento coerente con tutto il resto della raccolta. Più che una semplice compilation, The Sound of Love International #008 sembra allora funzionare come una trasmissione irregolare captata da coordinate e decenni differenti: dispersiva a tratti, certamente, ma anche abbastanza personale da sottrarsi alle formule più prevedibili del revival balearico contemporaneo.

 

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