
Maestro del camouflage artwork, Liu Bolin merita – non certo a caso – l’appellativo di “The Invisible Man”, virtuoso forte d’una maniacale abilità nel dipingere se stesso, confuso negli sfondi più diversi, per essere immortalato poi in fotografie che non hanno bisogno d’alcuna ulteriore manipolazione. Nessun trucco, niente photoshop, ad inquinare la sua pura attitudine alla mimesi. Se poi, l’essere un cittadino cinese, rende questa sua vocazione, ancor più vivida di connotazioni social-politiche, ai nostri occhi europei poco deve importare, perché, siamo sinceri, la voglia di scomparire come un camaleonte, farsi natura e una certa autoconservazione per “apparente scomparsa” – a difesa delle minacce del mondo – è giustificata a qualsiasi latitudine, regime e democrazia. L’artista trentacinquenne, originario della provincia di Shandong, lavora su ogni singola foto all’incirca 10 ore e parte del suo estremo talento risiede anche nella scelta delle ambientazioni, aderendo agli “spazi” con un “training” che molto ricorda certa arte e sperimentazione concettual-analitica di fine anni settanta. Anche questa volta non vi indichiamo alcun link diretto, per godere delle molte sue opere è zeppa la rete – a suo nome – di reportage fotografici e informazioni su mostre in ogni continente.