
Avete visto Distric 9? Il film, diretto e sceneggiato da Neill Blomkamp e Terri Tatchell, ambientato a Johannesburg in un campo profughi, come chiave di lettura prevede – fra altre possibili interpretazioni – la metafora neanche tanto velata di temi purtroppo ancora attuali e controversi, quali la xenofobia e la segregazione razziale. Ebbene, ci spostiamo di poco, a Città Del Capo, dove le baracche sono le stesse. Al posto degli alieni questa volta ci sono i tossici. Non c’è bisogno di romanzare nulla, adesso, quello che succede è tutto spaventosamente reale. “Lost Generation Of Cape Town”, diretto in maniera ineccepibile da Paul Kittel è un veritiero e crudo reportage sul dilagante fenomeno della diffusione di metanfetamina, droga conosciuta – a seconda delle differenti aree geografiche nelle quali si consuma – con i nomi di Tik, Ice, Yaba, Shaboo o Crank. Il filmato è postato su You Tube, diviso in tre differenti episodi, documentazione assai cruda, meticolosa, condotta in maniera impeccabile da Sam Kiley, conduttore-intervistatore, stalker da suburbia dannata, il cui pellegrinare si consuma fra quartieri ghetto, baracche ed uffici di polizia, ben lontani dai cliché adesso modernisti della metropoli africana, che però – va ricordato – neppure nei giri high-class bianchi e dei club più esclusivi è immune dal fenomeno. L’Africa muore di fame ma – per i neri soprattutto – di metanfetamina ne scorre in abbondanza. Purtroppo, come sempre succede in questi casi, la diffusione interessa anche altri paesi. In USA, nelle Filippine, in Australia, in Nuova Zelanda, l’allerta è oramai ai massimi livelli: il consumo di meth e gli effetti deleteri che questa provoca nelle comunità, sopravanzano oggi quelli di qualsiasi altra droga, favorita, nei paesi dove è diffusa, anche dall’estrema facilità che si ha nel produrla. La metanfetamina viene consumata solitamente fumandola, in piccole pipette di vetro, questo favorisce alquanto la sua diffusione in situazioni collettive, ad esempio in discoteca, suggerendo l’idea d’una minore pericolosità rispetto ad altre sostanze pesanti. Errore fatale, perché la dipendenza da metanfetamine non è influenzata dalle modalità d’utilizzo e risulta infine egualmente letale in tutte le sue forme d’assunzione. Hamid Ghodse, presidente del Comitato internazionale di controllo sui narcotici (Incb) ha dichiarato: “l’abuso di metanfetamina rischia di diventare una pandemia”. “Per ora è un problema solo in alcuni paesi”, ma sappiamo – dice il funzionario – “che come molte altre tendenze ben presto si diffonderà”. Da poco l’allarme è scattato anche in Gran Bretagna, dove già sono stati identificati e smantellati i primi laboratori clandestini per la produzione. Secondo uno studio – ma non garantiamo che sia preciso – il 10 per cento degli omosessuali londinesi già avrebbe provato la sostanza e ne farebbe uso. In Italia – per adesso – ci sono stati pochi sequestri di crystal meth e ancora il fenomeno sembra essere confinato nella solita abituale cerchia di “raver professionisti” (amanti della “buona cucina casalinga” e del “fai da te”). Come per la ketamina più stagioni fa, anche la produzione di metanfetamina – scommettiamo – non tarderà presto a farsi più consistente, associandosi a pessima musica, che da lucidi (o solo moderatamente “fatti”) risulterebbe insopportabile.