
Era nato come un intermezzo del Super Bowl, sperimentato per la prima volta nel 2004. Poi l’idea è piaciuta così tanto – e non poteva essere altrimenti – che si è pensato d’organizzare un vero e proprio campionato di football americano femminile. Niente di male naturalmente, se non fosse che tali competizioni prevedono che le giocatrici, oltre alle calzature, oltre a un casco e a protezioni per spalle, gomiti e ginocchia, indossino rigorosamente solo mutandine e reggiseno. A ideare l’evento, trasmesso in pay-tv, è stata la Horizon Productions. Nel primo campionato le squadre sono state soltanto due, in quello successivo quattro, poi per tre anni, problemi di natura burocratica-organizzativa, hanno impedito lo svolgimento delle gare. Finalmente quest’anno tutto è stato regolarizzato – invece – e si è ricominciato alla grande, potendo contare su dieci squadre divise in due gironi. La Western conference comprende le squadre delle Dallas Desire, le Denver Dream, le Los Angeles Temptation, le San Diego Seduction e le Seattle Mist, mentre nella Eastern Conference, sono comprese le compagini delle Chicago Bliss, delle Miami Caliente, delle New York Majesty, delle Philadelphia Passion e delle Tampa Breeze. Nella Lingerie Football League – questo il nome dell’atipico campionato – tutte le ragazze sono davvero belle e procaci, al livello di quotatissime modelle. Quello che è bene subito sottolineare – tuttavia – rispetto a certo “vallettismo” italiano, è che queste bellezze non sono certo “statuine”. Nemmeno ci sono imbrogli, situazioni combinate, come ad esempio nel wrestling. Anche se la provenienza non è quella classica del mondo dello sport, queste atlete sanno davvero giocare e in campo danno l’anima. Che poi le tenute siano un po’ succinte non guasta: in fondo le mutande delle giocatrici si vedono anche nel tennis. Si comprende però, come sin dai primi incontri di questo campionato, siano subito sorte numerose polemiche. L’attivista Ann Simonton del gruppo Media Watch – ad esempio – ha lanciato una campagna per il boicottaggio delle auto del gruppo che, attraverso uno dei suoi marchi, aveva deciso di sponsorizzare alcuni di questi eventi. Non sono mancati altri – al contrario – che hanno “simpaticamente” plaudito alla lingerie in campo, in quanto contraltare d’un machismo che spesso è ossessivo in tutto il mondo dello sport professionistico.