
12″ – Synth City
Parte tecnoide, ultra-space e veemente, a 138 bpm, l’original version di “The Thinghs That Go Bump In The Night”, produzione orgiastica da druidi avvezzi ad evoluzioni rave. Incisione particolarmente pestata, impastata e pazzamente impostata, adatta solo a crowd super-sconvolte. Mica ci fa effetto – a noi – più di tanto, calcare così la mano, ed infatti a questa preferiamo subito il remix del nostro Elektropusher, per niente più quieto come indole, le cui sequenze però sono almeno ballabili senza il supporto di più grammi di crystal meth. L’assetto è malato all’origine e quindi ognuno sbrocca di suo, ad esempio Klip Hart, aka Angel Alanis – che non ci risulta cresciuto in collegio dalle suore – si ferma a “sole” 129 battute al minuto, ma la sua versione pure, risulta abbastanza esagerata, con così rimarcati colpi di cassa piena in saltellanti posture wonky-indotte, effettate e tribaliste. Si risale a quota 130 con il remix di Kapital Ledders, altrettanto tossico esercizio di “house-not house”, mutante di acidiche digressioni, piroette soniche, corroborate da un’attitudine anti-deep. La gang bang continua ed allo stesso numero di mazzate al minuto ci sono anche Da Carrot, poi Disco Villains e infine Baxter Beez, abili nel fomentare diversamente labili intrecci e sovrapposizioni di genere, il primo psicoticamente sambato e ambulante, l’altro in preda a convulsioni auditive tutte sghimbesce e serpeggianti, mentre l’ultimo pure incalzante e ispido, ribatte colpo su colpo. Non se ne viene a capo, sbattuti fra capolavoro ed abominio, ecco allora arrivare anche la proposta di Obsidian, conformata per platee dubstep. In questa Synth City c’è del genio e toccherà davvero tenerli d’occhio.