
12″ – Hello Shitty
É ben strana l’original version di “Robozone”, a 116 bpm e con tortuosi stilismi anni novanta in foggia slowbeat. Tutti i suoni, assecondando pulsioni quasi da circuit bender, sono stati ottenuti utilizzando strumenti a buon mercato o rotti, oppure – con operatività differente – derivati da vecchi vinili. Non immaginatevi qualcosa di troppo sperimentale tuttavia, qui gli intrecci sono alquanto familiari, pop e solo leggermente straniti. Subito tecnoide, ci sembra la versione di Keith, che passiamo per prima sul nostro player, alquanto sintetica e insinuante, modulata con estro sui 130 bpm. L’impressione generale è quella d’una caratterizzazione indie-dance piuttosto insistita, stemperata nel remix di Klaodeli da pulsioni più fuzzy, acidiche e sghimbesce, poi virate nel rifacimento a firma D.Glaser in altri funambolismi dance-digitali, robotici, piuttosto enfatici e tendenziosi. Si chiude con altri due slowbeat indieggianti e wave, uno apparecchiato da Tavrvs, l’altro da Subfunkdb, esaltando un estetica disco particolarmente stilizzata e godibile. Personalmente non impazzisco per questo tipo di produzioni, pur riconoscendo che qui la qualità complessiva e l’impegno profuso nel progetto è distintivo d’un approccio assai serio e professionale.