
Nessuno che non ci sia passato può capire i fondamentali crucci dell’essere dj, figura professionale che “fatica” a tarda ora più di panettieri e metronotte, non sottraendosi – alla stessa maniera del più affermato psichiatra o guru olistico – dall’avere a che fare con fuori di testa, tossici e personalità abnormi (esemplari umani da catalogare con percentuali poi non dissimili, sia tra il pubblico ballereccio che tra i gestori dei locali, sia tra la sicurezza che nei pittoreschi “ensemble” di pr e collaboratori vari). Contemporaneamente tecnici del suono, operatori di pronto soccorso e conoscitori delle più esoteriche droghe, elettricisti ed esperti informatici, degustatori di cocktail e sociologi attenti alla struttura gerarchica delle gang locali, i dj devono districarsi fra mille problemi, utilizzando le opportune “corazze”, meglio se acquisite in anni d’esperienza e condivisione. Nonostante la competenza e l’attitudine multitasking, ci sono – tuttavia – mille piccole cose che sempre i dj intimamente odiano. Ad esempio: sul piano dove è situata la consolle, affianco a piatti, lettori cd, laptop e controller usb, meno in evidenza è adagiata la ciabatta d’alimentazione, dove tutti quegli “strumenti” sono collegati. Arriva una tipa con l’iPhone in mano e ti chiede se può attaccarci il caricabatterie. O ancora: nel bel mezzo della serata si presenta un elegantone occhialuto e con fare competente ti chiede “puoi suonare qualcosa di più veloce?”, “qualcosa che io posso ballare”. Se non credete che queste cose succedano veramente, provate voi a “dirigere le danze”. “Stuff Djs Hates” è un blog che raccoglie tutte le nefandezze possibili in quello spazio compreso fra la consolle, il dancefloor e le “retrovie”, luoghi di grande intensità ma anche d’ignominia. Personalmente mi sbellico dalle risate nel leggere i post di “Stuff Djs Hates”, perché i fatti lì descritti, a me sono successi proprio tutti. La tipa che fa la scema perché tu metta un pezzo e il fidanzato che s’incazza, quella ubriaca che lancia una coppa di Martini cocktail non beccando la testa dello spasimante ma esattamente il centro del mixer, il dj-collega che nel warm up spara dell’happy hardcore a 180 bpm e a volumi insopportabili, quelli che ti chiedono dov’è il pusher proprio mentre stai facendo un mixaggio. Ce ne sono a bizzeffe insomma per farvi desistere dall’intrapredere un simile mestiere e un occhiata a questo blog vi chiarirà presto di cosa è capace la gente una volta in un club. Storie da brivido, che i non addetti ai lavori nemmeno possono immaginare, il tutto accompagnato da adorabili vignette.