Redrum Alone – My First Kernel Panic

Redrum Alone

Non son tutte rose e fiori nella California d’Italia. In Puglia, se oltre alle pizziche e alle tarantelle, agli oramai improbabili, costosi e datati festival pseudo-di-ricerca, si sommano adesso anche i piani regionali per lo sviluppo del sistema musicale, le “case delle musiche” e gli assessori Folkabbestia, la situazione esplode e scappa di mano per “apologia del nulla creativo”. L’inghippo che a molti addetti ai lavori sovviene – in fatto di consumi giovanili e cultura musicale – è che qualcuno cerchi di spacciare per “alternativo” e “underground” quello che in realtà non lo è. Risulta complesso da capire il senso d’una compilation come quella di Repubblica, aperta dai Negramaro, continuata da Caparezza, infarcita dei gruppi della Princigalli Produzioni. Operazione che nonostante la somma di strane incongruenze ed interessi personali, viene spacciata come una meritoria opera “regionale” a sostegno di “nuove” e “feconde” (per loro) realtà produttive. Non mi sembra giusto – tuttavia – sottrarre in questo post altre righe ai Redrum Alone, duo elettronico formatosi a Bari nel 2006, effettivamente meritorio e non-mainstream, adesso al suo secondo Ep, forte di mescole space, ebm, techno-ambient, electro e indie-dance. Il gruppo, che vede assieme Tommaso “Qzerty” Danisi e Piero “Peet” Pappalettere, è forte di bassline incisive di stampo analogico, trame vocoderizzate ed effetti tendenziosi. “My First Kernel Panic” è dedicato agli errori di sistema, non ritraendosi dal dipanare strutture che riverberano in parte d’una obliqua forma canzone, optando per una sana attitudine funk ed un mood cupo, caratteristico del suono techno di Detroit. L’EP è arricchito da un’esclusiva bonus track: il remix del pezzo “OniricAct Part 3” ad opera del musicista elettronico milanese Daniele “Digitalica” Uggetti. Scusate tutti la lamentazione iniziale, nessuno gioisce di fare il bastian contrario: situazioni innovative in Italia – e non solo in Puglia – ce ne sono a iosa, il problema è che si “sovvenzionano” quelle sbagliate, sfalsando ogni reale e propositiva occasione di confronto e crescita.