
Ce ne sono di pazzi in giro per il mondo, ma di pazzi gentili neanche poi tanti, se vogliamo dire il vero. Quella della gentilezza è la primaria sensazione che mi trasmette l’arte di Slinkachu, un talentuoso manipolatore d’ambienti urbani avvezzo adesso a creare micro-setting abitati da pupazzetti umani e contestualizzati in altrettanto proporzionati e multiformi modellini dalle strutture architettoniche e formali assai svariate. Slinkachu ha iniziato questo “ciclo lillipuziano” nel 2006 con il “Little People Project“, virando poi l’intuizione, nel 2008, con la serie degli “Inner City Snail“, un work in progress – quest’ultimo – dedicato alla decorazione delle lumache londinesi, riflessione che alcuni hanno letto come una satira della street art e della compulsione a coprire ogni superficie a disposizione delle nostre città con graffiti, insegne e pubblicità. Quella delle variopinte lumache in giro per la metropoli britannica – tuttavia – si staglia allo stesso tempo come una sibillina metafora dei mille percorsi nascosti, delle vite parallele e dei mondi poco percepiti, che si sommano nella solitudine e nella complessità esistenziale tipica della sciatta società massificata di oggi. In maniera altrettanto imperiosa è un “Background Noise” che emerge dalla miniatura umana circondata da altrettanto minuscole cuffie in una piazza di Amsterdam, così come assurgono ad effetti assolutamente surreali, lo scivolo – giocoso e balneare – nei tombini delle fogne di Grottaglie (per il meritorio festival d’urban art FAME), i micro-policemen di Atene o i monumenti alle cicche di Newcastle. La totalità dei lavori di Slinkachu è raccolta in belle pubblicazioni fotografiche accessibilissime e originali. Conviene fare una piccola ricerca (non ve ne pentirete se vi sono rimasti soldi per i regali di Natale). Per fortuna l’arte e le attitudini a speculazioni concettuali sulle nuove forme di creatività non si misurano soltanto a partire dalle esagerazioni economiche del mercato mainstream specializzatissimo e patinato.