
Per realizzare le sue composizioni pittoriche Nick Gentry utilizza dei floppy disk usati, metafora – in qualche modo – dei ritmi crescenti della vita moderna, dove gli oggetti vengono creati, utilizzati e diventano rapidamente obsoleti. Oggetti che assurgono allo status di “kipple”, come bene descriveva Phiilip Dick parlando di questa sua particolare ossessione. I kipple sono oggetti inutili, come la posta indesiderata o il tubetto del dentifricio oramai vuoto: una combinazione d’entropia e capitalismo – insomma – che a sua volta, come ulteriori conseguenze, rende “implicite” alcune odierne strategie “recycle”, tendenza che s’afferma oggi (e non solo in campo artistico) nella speranza che il “riutilizzo” possa equilibrare tutti gli inghippi disarmonici della nostra società. L’effetto evocato – nell’insieme degli sfondi dei floppy 3.5″ ai quali si sovrappongono le rapide pennellate – è decisamente interessante, lasciando trapelare le originarie scritte a mano sulle etichette, creando strani giochi di superficie e colori fra le parti in metallo, quelle in plastica e in carta. La combinazione dei mezzi di comunicazione ha giocato un ruolo enorme nella vita quotidiana delle ultime generazioni, creando svariati formati di supporti fisici per archiviare immagini, musica, film, documenti, giochi e registrazioni personali. Forme poi diventate in parte obsolete, come le stesse facce, i corpi e le espressioni di chi una volta era a noi intimo: silhouettes d’un mondo in perenne trasformazione.