
Non soltanto negli Stati Uniti ma oramai anche in Italia – come da tempo immemore non accadeva – molti piccoli negozi e medie imprese commerciali di svariate tipologie, anche nei centri delle nostre province, subiscono la stretta della recessione. Attività imprenditoriali che costrette alla chiusura, lasciano le loro vetrine al pubblico ricoperte soltanto dai cartelli d’affittasi. Tutto quello che s’intravede dietro, sono solo freddi spazi vuoti che non sempre vengono nemmeno ordinati e ristrutturati per un prossimo affittuario, segno – evidentemente – che mancano i soldi anche per quello, costretti in una spirale certo non virtuosa che già in Europa segna la tragica road-map dei prossimi dieci anni: prima il crack in Grecia, poi in Portogallo, infine sarà la volta di Spagna e Italia. Patrick Martinez , non vacuo graffiti-attivista di Los Angeles – uno che per intenderci non perde il suo tempo a scrivere sui muri “io sono il più figo” – proprio a questi spazi è interessato, luoghi residuali del commercio e delle merci, cercando da quelle dismesse locazioni di attivare un dialogo d’attenzione con il passante. Spaesamenti e catture che sono organizzate utilizzando impressivi segnali e codici visuali ma anche parole concrete sulle quali riflettere. “Cercando di fare un dollaro da 14 centesimi” vale più di mille proclami politici istituzionali e la dice lunga sui problemi reali della gente, su quello che si deve inventare ogni giorno per mandare avanti una famiglia. Le insegne al neon – che spesso utilizza – introducendole negli elementi tradizionali della pittura, assurgono facilmente allo status d’un nuovo detournato sibillino medium. “Make that income tax that ass”, oppure “Non mi piace sognare di essere pagato”, o ancora “Un altro giorno senza un dollaro”: sono queste le storie raccontate da Martinez, remixando i linguaggi della metropoli e sviluppando comprensibili intenti di denuncia che facilmente potrebbero attecchire anche nei quartieri e nelle città europee.