File-Sharing – How P2P Become More Social?

File-Sharing

Mentre qualcuno già ipotizza che nel 2011 il traffico delle reti P2P per la prima volta negli ultimi10 anni possa subire una significativa flessione e pure se appare oramai confermato da diversi studi specialistici che non vi sia invece una relazione diretta tra le dimensioni del calo nelle vendite di musica e la crescita del file sharing, quello che nel frattempo continua ad essere rimarchevole è la continua crescita della musica “live”: tra il 1999 e il 2009 – ad esempio – le vendite di biglietti per i concerti in America sono triplicate, passando da 1,5 miliardi di dollari a 4,6 miliardi. In realtà è solo il tasso di crescita del P2P che si è ridotto, ma in un mercato dove il volume è sempre in aumento ed i prezzi sempre in calo, anche una riduzione della crescita può rivelarsi alquanto significativa di nuovi scenari. Più realisticamente le persone stanno semplicemente trovando nuovi modi per condividere la musica – modi che sono più difficili da individuare e ancor più improbabili da digerire per i soliti difensori oltranzisti del copyright. Una delle tendenze in corso è quella per la quale il P2P sta diventando un fenomeno più “social”, dopo che l’utilizzo di piattaforme come BitTorrent ha ridotto l’interazione fra le persone ad uno schema abbastanza freddo e astratto, chiuso nella sua formula matematica. Ė pur vero che ci sono oltre 1200 comunità dedite a BitTorrent in rete, più o meno attive, e molte di queste sono dedicate a specifici temi e media file. L’attenzione a utilizzi più specifici e personalizzati si ritrova in qualche modo anche in realtà come RapidShare, un servizio tedesco di file-sharing (sia gratis che a pagamento) attraverso il quale è possibile caricare i propri file su internet. Rippare la propria collezione musicale, memorizzarla su RapidShare, quindi inviare l’url di download a chiunque vi piaccia o semplicemente postare l’url da qualche parte sul web è oramai assolutamente comune. Non è così efficiente come servizio P2P, ma è sicuramente una dinamica di scambio più difficile da rilevare. Molte community si riuniscono intorno ad un forum o a un blog e usano lo spazio di storage offerto da siti come RapidShare e MegaUpload per hostare musica, giochi, film e telefilm. L’industria continua a considerare il peer-to-peer come una minaccia invece che come una nuova opportunità, perché evidentemente non è capace di ripensare e reinventare se stessa. Non hanno portato ad una maggiore chiarezza rispetto al fenomeno neanche le controversie legali nei confronti dei siti di file sharing, che sono culminate in alcune sentenze per le quali – stando al parere della corte – gli stessi fornitori di questi servizi dovrebbero assicurarsi che gli utenti non carichino contenuti in violazione del diritto d’autore. Una sorta di controllo preventivo – insomma – rispetto al quale RapidShare è già ricorso in appello, sottolineando come le attuali leggi sul copyright sarebbero adeguate per un contesto come quello dei soli beni fisici, per i quali una forma di controllo preventivo non lede i diritti fondamentali dei cittadini, cosa che al contrario – nel caso di contenuti immateriali – minaccerebbe la privacy nelle comunicazioni a mezzo web. Abbastanza controversa a proposito di P2P è anche stata la recente presa di posizione spagnola che grazie ad una sentenza emessa nell’estate del 2010 stabilisce il principio per cui il file sharing non sia un reato – come al contrario l’industria dei contenuti vorrebbe – ma la semplice evoluzione d’un abitudine antica: quella di “dare in prestito” i propri beni ad amici, parenti e conoscenti, per il solo scopo di permettere loro di fruirne. Oggi è un’indubbia realtà il fatto che le leggi relative alla condivisione di media file cambino da nazione a nazione, così come le possibilità economiche di comperare vinile, cd o dvd originali non sono per tutti le stesse. L’accettabilità etica di scaricare musica è qualcosa di sempre più personale e relativo – allora – e ogni individuo sembra conformare al proposito un proprio personalissimo modo di pensare e comportarsi. Come esemplifica bene Michel Bauwens nel The Peer to Peer Manifesto, la nostra attuale economia politica si basa su un duplice fraintendimento: da una parte il presupposto che le risorse naturali siano illimitate e dall’altra una scarsità creata ad arte per le risorse culturali ed immateriali, che sono invece potenzialmente abbondanti. Questa combinazione di quasi-abbondanza e di quasi-scarsità distruggerebbe la biosfera e ostacolerebbe l’espansione d’innovazione sociale e cultura libera. In una società P2P-based, questa situazione sarebbe rovesciata: i limiti delle risorse naturali verrebbero riconosciuti e al contempo l’abbondanza di risorse immateriali diventerebbe il principio operativo d’un nuovo paradigma di sviluppo economico e socio-culturale.