
Voina è un gruppo anarchico russo interessato a nuove tecniche d’attivismo urbano e di arte contemporanea. Il collettivo è parecchio funestato dall’azione repressiva della polizia di stato, in particolare da quelli del reparto “E” – agenti anti-estremismo che bene conoscono i componenti della crew – tanto che, recentemente, in seguito adegli arresti, è dovuto intervenire proprio lo street-artist Banksy per pagare una forte cauzione – 127mila dollari – soluzione necessaria per permettere di far uscire di galera alcuni degli “agit-prop” incriminati. Nel corso degli anni Voina ha organizzato molti significativi “happenings”, occupazioni-lampo di stazioni di polizia, performance anti-omofobiche e contro la discriminazione razziale, oltre a pubbliche orge protestatarie e light-graffiti osceni su palazzi istituzionali. Il tutto sempre condito da una forte dose d’irriverenza e cattiveria all’indirizzo di multinazionali e potenti. Un attivismo anarco-artistico senza freni – insomma – quello di Voina, ispirato in parte alla figura di Dmitri Prigov, scrittore e artista dissidente, arrestato dal KGB nel 1986, infine morto d’infarto nel 2007, anno di fondazione dello stesso collettivo. Voina promulga – non senza una certa dose d’autoironia – “una street art monumentale e patriottica che squarci impietosamente l’opprimente cappa d’omologazione reazionaria, corruzione politica e autoritarismo putiniano”: nella Russia di oggi – in mano a nuovi ricchi, burocrati, papponi e puttane – è una delle poche forme di vitalità creativa per un area culturale che tanto in passato ha significato nel determinare l’idea stessa di avanguardia artistica.