
Spesso sostituito in Italia dal brutto termine “rispetto” – parola dalle chiare rimembranze mafioseggianti – il concetto di “street credibility” viene di solito mutuato dall’hip hop ma può essere utilizzato anche in funzione di altre subculture, attivismi e pratiche artistiche “di strada”, fino ad acquisire connotazioni che si possono ritrovare in differenti ambiti, sia professionali che sociali o politici. Quella della “credibilità di strada” è un’idea che nasce nella cultura popolare americana. Anche professionisti in campo giuridico, finanziario o medico – per esempio – possono auspicarsi di guadagnare una certa “street cred” al fine di attrarre potenziali clienti. Un chirurgo estetico raggiunge il successo a partire da un livello alto di “street cred” e lo stesso potrebbe dirsi per un broker di borsa o un avvocato, tutte attività lavorative nelle quali è importante infondere un alto tasso di fiducia. Anche in ambito culturale e nell’arte, la “street credibility” è parecchio importante e spesso sottovalutata: non si può essere specialisti in tutto, cambiare estetiche, argomenti e passioni senza battere ciglio, passare da un’infatuazione stilistica all’altra senza un’evoluzione ragionevole delle specifiche traiettorie e delle conseguenti “frequentazioni”. E ‘importante “walk the walk” e non solo “talk talk” quando si tratta di mantenere “street credibility”.