
Sia che produca “opere” in ambienti pubblici utilizzando nastro adesivo colorato di diversi tipi, colori e dimensioni, sia nelle collaborazioni con altri artisti, nei progetti su commissione o nelle “sculture” in cartoncino e plastica dipinta, Aakash Nihalani sembra incedere nell’esercizio architettonico e di “misura”, in qualche modo come connettendo la sapienza stradaiola dei graffitisti e la meticolosa essenzialità geometrica che è facile ritrovare nell’ambito del design. La metropoli dove più spesso è concentrata l’azione dell’artista è proprio New York, realtà urbana assai variegata e multiforme: in contrapposizione è facile che s’impongano bene all’attenzione dei passanti i suoi semplici cubi e parallelepipedi isometrici, innovativi proprio per la stilizzazione estrema e l’uso spinto del colore. Parlano naturalmente di minimalismo, a proposito delle sue composizioni, anche se l’immaginazione di Nihalani a noi suggerisce ben più d’una sola interpretazione. Come posson dirsi minimalisti – ad esempio – i suoi cartelli di stop decorati con gli intrecci da paese tipici delle “nostre” luminarie, oppure le citazioni escheriane, combinate con spirito assai sbarazzino e illusionista. Quello nel quale l’artista newyorkese ma di origini indiane sembra tuttavia insuperabile è proprio l’utilizzo di prospettive intenzionalmente non corrette, inducendo un senso di disorientamento, arricchito poi dai giochi di forme in 3D, evoluzioni che spesso coinvolgono direttamente i passanti nella costruzione dell’opera, diventando parte integrante della stessa. Guardatevi il bel VIDEO , una sorta di dichiarazione poetica dell’artista, vi sarà subito chiara la genialità del soggetto, uno che in quanto a sguardo e immaginazione certo non si relazione in maniera univoca e conformista.