
Ellis Gallagher può ben rientrare in quella folta categoria di artisti che nella “grande mela” provenendo dalle scene street art hanno poi virato verso pratiche estetiche meno consuete, interrogandosi a fondo sull’essenza intrinseca del graffitismo ed elaborando nuovi stilemi urbani. Gallagher – essenzialmente – ricalca le ombre proiettate in svariate situazioni, prevalentemente notturne: la sua maggiore ispirazione è lo stesso melting pot newyorkese, tonnellate d’energia vitale che – come lui stesso racconta – si riversano sull’asfalto e tutt’intorno. Cruda interazione d’esseri umani, dove le varianti in gioco sono quelle di luce, dell’ombra, della localizzazione e della struttura fisica del territorio nel quale operare. Come il nostro Mario Schifano, l’artista newyorkese è affascinato dalla silhouette delle biciclette, la sua in particolare, che diventa una tag dell’abitare le differenti situazioni d’un attraversamento ludico e dinoccolato. “Graffiti ed arte di strada si sono infiltrati in ogni aspetto della cultura pop, della pubblicità, della moda, del cinema, dei fumetti e della musica”, è tutta “stimolazione visiva”, “ognuno ha la propria opinione e discerne per gusto quello che è cool, oppure che è zozzo e vandalico”. Quella immagine oramai è fissata: qual è il senso di ciò? Difficile dirlo se non si guarda con occhi veramente innocenti.