Gli inglesi hanno scelto d’uscire dall’Europa – forse un po’ a sorpresa – e questo ha scatenato naturalmente le analisi più disparate e surreali: tutti argomentano a ruota libera e allora anche noi non vogliamo esimerci dal dire la nostra, semmai in chiave specifica, cercando d’interpretare quello che forse succederà nelle scene musicali a noi vicine. Uno dei temi più importanti che si pone sul piano concreto – come da molti è stato già notato a proposito – riguarda le case discografiche, sia major che etichette indipendenti: una volta che l’Inghilterra sarà definitivamente fuori dall’Europa queste non potranno godere, per esempio, degli effetti della legislazione europea sul copyright. Sarà necessariamente un male? Noi non lo crediamo, queste leggi, come anche la regolamentazione sulle revenue degli shop online, fanno oramai acqua da tutte le parti e se la nazione che ha dato uno dei contributi maggiori alla nascita e allo sviluppo del mercato musicale pop, dance e giovanile potrà legiferare autonomamente, una maggiore libertà di giudizio potrebbe portare nuove idee in un mercato che con il digitale può raggiungere comunque ogni angolo del pianeta. Il fatto che l’Inghilterra con la Brexit non avrà più voce nella Commisiione Europea che si occupa a tempo pieno della regolamentazione dei diritti d’autore non sposta di molto gli equilibri, anzi, siccome adesso tutto è confuso, un nuovo approccio potrebbe dar vita ad altre traiettorie cercando di risolvere annose questioni. Anche considerando le problematiche della musica live è conseguente che con la Brexit organizzare tour in UK potrebbe essere amministrativamente più complicato e dal punto di vista dei permessi più costoso. Niente di troppo diverso comunque da chi già sceglie di fare un tour in America: insomma, non si ferma il mondo per questo e le lungaggini burocratiche e i controlli alle frontiere potrebbero essere risolti con delle nuove e appropriate regolamentazioni, materia che richiede appena qualche mese di studio e sperimentazione. Anche il contrario e cioè per quei musicisti inglesi o dj – invece – che si volessero esibire in Europa, i permessi per l’area Schengen costerebbero 60 euro a persona: un paio di giri di birra della band o un supplemento per un dj che non crediamo comportino particolari preclusioni. Per i piccolissimi, per le scene underground e rave, per i tanti da sempre senza contratti, non esistono impedimenti di questo tipo: suonare in qualsiasi grande metropoli europea (qui parliamo solo di dj) non è mai stato questo gran problema normativo da risolvere. In Inghilterra, anche nei mesi prima del referendum, era già all’ordine del giorno una rivalutazione della night life metropolitana – “come ad Amsterdam e a Berlino” – e adesso la questione è ineludibile: noi scommettiamo sul fatto che gli inglesi non si lascino scappare l’occasione di riprogettare i mercati e gli ambiti culturali nei quali storicamente sono sempre stati forti. Eppure, sulla Brexit i catastrofisti certo non sono mancati nella scena clubbing: quelli di Pulse Radio ad esempio si sono impegnati per il remain, agitando toni di devastazione. Ogni fine settimana in Europa e nel Regno Unito sono migliaia i dj e gli appassionati che liberamente vanno e vengono e che adesso potrebbero “gravemente” essere ostacolati da un aumento degli ostacoli burocratici: è questo un problema politico oppure è una semplicissima migrazione temporanea da risolvere con un’appropriata regolamentazione? Se i fondi dell’Unione europea all’industria musicale – che ammontano all’incirca a un miliardo di euro l’anno – sono assorbiti allo stato attuale per il 46% dell’intero importo dal solo Regno Unito perché siamo noi italiani a dovercene preoccupare addirittura agitando il fantasma di un nuovo referendum? Potrà cambiare la normativa fiscale? Ci saranno ripercussioni sul prezzo dei dischi e dei biglietti e dei download digitali? Lo dubitiamo: vendere su Beatport è una cosa che richiede mezza giornata di tempo oramai e clonare un’intera etichetta facendone emanazione europea è cosa che non ha bisogno certo dei geni malvagi di qualche commercialista corrotto. Insomma, state calmi e aspettate l’evoluzione delle cose, spesso dal “guasto” – come dicono le anziane di paese – viene “l’aggiusto”.
- Gruff Rhys – I Love EU
- Goldie Lookin Chain – Auf Wiedersehen Mate