Anthony Rother – Exit Utopia

Come ormai da un po’ di tempo, nella terza decade di dicembre ci arriva un nuovo album di Anthony Rother, sommo maestro dell’electro contemporaneo, artista che per molti rappresenta un modello di coerenza e visione, esempio concreto di come si possa coniugare rispetto underground e continuità di carriera attraversando più generazioni e ondate musicali senza perdere identità. Sono dieci le original version che compongono Exit Utopia e l’apertura è affidata a “Escape Reality”, una splendida intro breve e densa, ennesimo inno elegiaco-sintetico che prepara ieraticamente il terreno. “Manitou”, subito dopo, dispiega appieno la potenza di cui Rother è capace, con una struttura solida e un andamento che richiama il suo lato più epico e determinato. Con “Layers Of Emotions” e “Rather-dreams” il disco si muove su coordinate più introspettive, dove melodie stratificate e una malinconia controllata prendono il sopravvento, mantenendo sempre un equilibrio tra tensione emotiva e rigore formale. È però con “3mulator Boy” che l’album entra in una fase particolarmente incisiva: un brano dal forte impatto narrativo, in cui l’electro di Rother torna ad essere affilato e diretto, senza rinunciare a profondità e cura del dettaglio. “If Your World Goes Down” amplia ulteriormente lo spettro, distendendosi in una costruzione lunga e avvolgente, quasi cinematografica, che cresce con pazienza e restituisce una sensazione di inevitabile immersione. La parte finale del disco prosegue su toni più scuri e riflessivi. “The Voice Of Silence” e “Iron On Iron” lavorano su contrasti e dinamiche tese, mentre “Slave To The Machine” riporta al centro uno dei temi più cari a Rother, quello del rapporto fra uomo e tecnologia, con un groove incisivo e un’atmosfera fredda ma estremamente lucida. “God Machine” chiude il percorso con una sintesi efficace degli elementi emersi in precedenza, lasciando una sensazione di compiutezza e continuità. Interamente concepito e rifinito al PSI STUDIO di Offenbach, Exit Utopia si conferma come un lavoro solido e ispirato, che non cerca rivoluzioni ma ribadisce con forza la centralità di Anthony Rother nel panorama electro internazionale: un album che parla a chi conosce bene il suo linguaggio, ma che riesce ancora una volta a risultare attuale, coerente e profondamente personale.

 

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