Avevamo segnalato il debutto di Roi su Signal Rec questa estate, ancor prima su No Static/Automatic, Fanzine, EC Underground e Science Cult. Adesso è la volta di Abstraction, etichetta che ne incanala il lato più cupo e viscerale in una techno sotterranea e compatta, fatta di basse frequenze schiaccianti, groove ipnotici e atmosfere claustrofobiche, dove droni e texture granulari scavano in profondità fino a ridurre tutto a un impulso primordiale e inesorabile. Nei quattro brani Roi lavora per sottrazione, lasciando che siano soprattutto il peso delle basse e la reiterazione ritmica a costruire la narrazione. “Drake” apre con un incedere solido e ipnotico, dove la pressione costante del groove è attraversata da micro-variazioni che mantengono alta la tensione. “Rasca” spinge su una dinamica più nervosa, con hi-hat affilati e un senso di urgenza che non concede pause, mentre il tessuto sonoro resta compatto e senza concessioni. Con “Mess” l’atmosfera si fa ancora più densa e stratificata, tra droni che si gonfiano lentamente e una pulsazione che sembra scavare nello spazio più che avanzare frontalmente. La title track “Seve”, rallentata e quasi sospesa, chiude l’EP in una dimensione più introversa e opprimente, trasformando l’energia accumulata in un magma scuro e meditativo. Dear Seve si impone così come un lavoro coerente e senza compromessi, che conferma Roi come produttore attento alla materia sonora e alla sua capacità di evocare ambienti chiusi, fisici, profondamente immersivi.
Roi – Dear Seve