James Welsh – Filaments LP

Pubblicato su Phantasy Sound di Erol Alkan, Filaments segna il ritorno di James Welsh con un album di nove tracce che si impone come il lavoro più intimo e compiuto della sua carriera. Figura trasversale della scena elettronica britannica, Welsh ha affiancato all’attività da dj e produttore esperienze fuori dal perimetro club e adesso a dieci anni dalla morte del figlio Rory, scomparso a un solo anno di età per leucemia, l’album nasce come un confronto diretto con una perdita che ha segnato in modo irreversibile la sua vita. Non c’è qui alcuna ricerca di consolazione facile, ma un lavoro di scavo che prende forma attraverso una scrittura sonora tesa e stratificata, dove techno, elettronica sperimentale e suggestioni post-rock vengono fuse in un linguaggio coerente e profondamente emotivo. Welsh usa il suono come spazio di elaborazione e di resistenza, costruendo un album che non promette risposte, ma apre un varco verso una possibile catarsi, affidata interamente alla forza della creazione. L’ascolto entra subito in materia con “Hawk”, dove un organo solenne viene progressivamente messo sotto pressione fino a essere travolto da un’irruzione di breakbeat, una soglia sonora che introduce bene la tensione emotiva dell’album. “Fret” spinge invece su un equilibrio instabile tra pulsazione meccanica e materia organica: il ritmo sembra sfaldarsi e ricomporsi, mentre linee electro cariche di elettricità emergono come scariche nervose. Con “Sierra Delta” il tono si apre per la prima volta a una luce più rarefatta, grazie a una melodia immersa nel riverbero che sfuma in suoni naturali, quasi un respiro dopo la compressione iniziale. Nel cuore del disco, “Something Red” rievoca una dimensione più emotiva e sospesa, guidata da una chitarra ampia e cosmica che si innesta su un impianto ritmico via via più deciso, mentre “Mechanism” rappresenta uno dei momenti più nudi e radicali: una lunga progressione senza battito che mette l’ascoltatore di fronte alla materia sonora nella sua forma più cruda e vulnerabile. Tra le tracce più immediatamente incisive, “Stove Goblin” rielabora l’eredità dell’elettronica sperimentale inglese in chiave ipnotica e psichedelica, mantenendo una forte tensione ritmica senza mai diventare prevedibile. La chiusura affidata a “North” funziona come un’elegia sospesa, un brano che raccoglie e sublima le traiettorie emotive dell’album in un flusso di elettronica densa e quasi liturgica. Filaments non cerca di ricomporre ciò che è stato spezzato, ma trasforma il dolore in una forma di presenza sonora: un disco che trova forza proprio nella sua fragilità.

 

  • James Welsh – Stove Goblin
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