Lenny Dee – Drum Computer

Che anche un dj come Leonard Didesiderio, aka Lenny Dee, attivo da decadi a New York City si sia rapidamente spostato verso suoni più duri, ma anche minimali ed electro, rifacendosi alla tradizione electro-bass di altre più esotiche metropoli la dice lunga sulla longevità di questa subcultura e delle sue mutazioni che riesce a sopportare. In questo Drum Computer l’approccio è diretto, quasi funzionale, costruito attorno a pattern secchi e linee sintetiche nervose che non indulgono mai nell’ornamento. La title track, realizzata con Dogg Of Alcatraz, lavora su un impianto essenziale ma incisivo, mentre le diverse versioni ne ampliano la prospettiva, spingendo ora sull’impatto più ruvido, ora su un taglio maggiormente da club tool. Le collaborazioni con Darc Marc introducono una componente più dichiaratamente electro-funk, fatta di groove compatti e bassline elastiche, senza perdere quell’attitudine urbana che attraversa l’intero lavoro. Brani come “Freestyle Drum Beat” o “Planet Brooklyn” insistono su una scansione ritmica asciutta, quasi scheletrica, dove ogni elemento trova spazio con precisione chirurgica, mentre episodi come “Industrial Dreams” e “Age Of Machine” accentuano una dimensione meccanica, fredda ma dinamica. Anche l’apporto di Julian Liberator in “Electro March” conferma questa tensione tra disciplina ritmica e spinta fisica. Nel complesso l’album suona come una dichiarazione di continuità e adattamento: Lenny Dee aggiorna il proprio linguaggio senza snaturarlo, dimostrando come l’electro, nelle sue declinazioni più spoglie e robuste, resti un territorio fertile e ancora capace di parlare al presente.

 

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