I nostri dj set sono zeppi delle produzioni di Vadim Samoluk, ovvero Poladroïd, ed è quindi un grande piacere ritrovarlo con questo nuovo EP su Selvamancer. L’artista conferma una cifra stilistica ben riconoscibile nel costruire trame ritmiche articolate, dove funk obliquo, suggestioni neo-fusion e inserti glitch si incastrano con naturalezza su bassi pieni e dinamici, capaci di spingere senza mai appesantire il quadro. L’apertura con “リング” mette subito in chiaro le intenzioni: un brano ampio e in costante trasformazione, costruito su micro-dettagli e stratificazioni progressive. Le percussioni si muovono nervose ma controllate, mentre frammenti melodici digitali affiorano e si dissolvono, generando una tensione elastica che mantiene viva l’attenzione per tutta la durata. Con “Baccarat Noir” il passo si fa più compatto e diretto. Il groove è serrato e dialoga con linee di basso elastiche e pulsanti. Qui Poladroïd lavora molto sugli incastri ritmici e sugli spazi vuoti, lasciando respirare gli elementi e rendendo il brano particolarmente efficace anche in ottica dancefloor. “КІБОРГ” sposta l’asse verso territori leggermente più scuri, ossessivi e futuribili. Le texture sintetiche diventano più taglienti e i pattern assumono un carattere meccanico, ma senza mai scivolare nella rigidità: l’energia resta fluida, mai fredda. In chiusura, “The Anarchist” tira le fila con un approccio più aperto e narrativo. Le ritmiche restano complesse ma si distendono, mentre elementi melodici più ariosi emergono tra glitch e modulazioni, lasciando una sensazione di movimento continuo e libertà formale. Un EP solido e ispirato, che conferma Poladroïd come uno dei nomi più interessanti nel coniugare ricerca sonora e funzionalità ritmica. Un’uscita che entusiasma senza bisogno di eccessi, destinata a girare a lungo sia in cuffia sia in pista.