Alla Unknown To The Unknown ritorna Viktoryia Karelaya, ovvero Viikatory, nostra vecchia conoscenza, che ricordiamo per Atom Heart, oltre che per il suo Voyager-1 su Mechatronica, tra le uscite che maggiormente ci tornano in mente. Con Into The Unknown l’artista conferma un’attitudine che coniuga istinto e precisione, muovendosi lungo coordinate electro dal taglio deciso ma attraversate da una vena melodica sempre presente. “Dream Of Love” apre il lavoro con un intreccio di linee sintetiche brillanti e una struttura agile, dove la componente emotiva non scivola mai nel sentimentalismo, restando ancorata a un impianto ritmico solido. “Emotional Control” accentua la tensione, lavorando su bassi più compatti e su una scansione che suggerisce movimento continuo, quasi una corsa trattenuta, mentre piccoli dettagli timbrici emergono con discrezione. “Fantasy” alleggerisce il passo, lasciando respirare maggiormente le armonie e introducendo un’atmosfera più ariosa ma rotta. Con “Huh” si entra in un territorio più spigoloso: il groove si fa incalzante, le percussioni acquistano nervo e l’insieme assume un carattere meno notturno ma non per questo meno rigoroso. “Multi Mode” costruisce un dialogo efficace tra sequenze acide e aperture sintetiche che ampliano la profondità del brano. Chiude “Time Machine”, che sin dal titolo suggerisce un richiamo a un immaginario retrofuturista: qui le linee di basso si intrecciano a pattern nitidi, dando vita a un finale coeso e ben calibrato. Nel complesso, Into The Unknown si presenta come un lavoro compatto e coerente, capace di attraversare diverse sfumature dell’electro contemporanea senza smarrire identità. Viikatory dimostra ancora una volta di saper governare materia sonora e tensione narrativa con misura, consegnando un’uscita che trova la sua forza nella chiarezza dell’intento e nella qualità della scrittura.