Indulin – Life Pulse

Sono trascorsi ben undici anni dall’ultima uscita solista di Indulin per la Virtual Urban Records, non pochi se riferiti agli attuali standard discografici ma nemmeno tanti se nelle presentazioni promozionali ancora ci si riferisce alla “braindance”, un’invenzione degli anni Novanta, definizione alternativa – ma non più di tanto – all’intelligent dance music. È la confluenza fra electro e acid, piuttosto, la chiave dell’EP, che trova il proprio equilibrio in ritmiche serrate, linee di basso incisive e un’atmosfera costantemente attraversata da suggestioni futuristiche. La title track imposta subito il tono con un incedere teso e dinamico, segnato da una ritmica frammentata e atmosfere crude e metropolitane, mentre “Melting Electronix” accentua la componente acida attraverso sequenze nervose e timbri metallici. “Sphere Grid” mantiene alta la spinta propulsiva con un impianto essenziale e preciso, lasciando spazio a un flusso astratto ma coinvolgente. Più riflessiva, “Melancholic Machine V.7” introduce una sfumatura meno aggressiva senza rinunciare alla tensione che attraversa l’intero lavoro. In chiusura, “Darkest Fantasy” si allontana parzialmente dalle coordinate precedenti per immergersi in un’atmosfera darkwave di matrice industriale, che conclude l’EP con un tono più cupo e dilatato. Life Pulse conferma la coerenza della scrittura di Indulin, che continua a muoversi entro coordinate ben definite senza inseguire aggiornamenti di facciata, privilegiando invece una sintesi efficace fra più stilemi elettronici.

 

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