
La cultura urbana é dovunque. Da quando in particolare l’hiphop ha assunto una dimensione mainstream in America, poi diffusasi nel resto nel mondo, i mercati legati ai consumi giovanili sempre piú sono interessati verso quelle forme estetiche a pieno titolo rappresentative degli immaginari contemporanei. Fenomeno che naturalmente coinvolge il mondo della musica e del djing, ambiti che hanno visto nascere quei modelli stilistici, ispirandoli e condizionandoli, rimanendo a loro volta sotto l’effetto dei retroinflussi provocati ‘tout court’ da quel non previsto e subitaneo imporsi nella sfera dei media. Sotto l’imprinting dei tag graffitisti del Dj Q Bert, fondendo assieme la forza simbolica del giradischi e l’appeal ancora più ‘street’ dello skatebord, nasce questo ‘Signed DJ Qbert Beedle Board Skateboard Deck’, ammortizzatore da consolle (perchè a questo dovrebbe servire, in fondo) e reggi-giradischi assai stiloso, formato in pratica da due skate ed una congiunzione rettangolare, sempre dello stesso legno, che bene li collega stabilizzandoli come base. Il tutto, che è assai personalizzato nelle scritte, eseguite in parte a mano direttamente da Q Bert, sembra alludere non casualmente (come molto del merchandising e dell’oggettistica legata alle subculture graffitiste, skate e surf) ad una presunta unicità di stile, contraltare di quella standardizzazione spesso paventata quando si parla di nuove generazioni, e immaginiamo, confinata dai più, solo nell’altrettanto grande bacino della gioventù ‘square’, di ben altra pasta (soprattutto in Italia) rispetto alle molte ‘suicide girls’ o ai giovinetti ‘indie’ ed ‘alternative rock’, oltre che hip hop. Mutuato dall’arte borghese, il ‘piacere’ che accompagna la sensazione di unicità invade anche il quotidiano, la strada, in un recupero paradossale (e non poco fastidioso) d’appropriate maniere che si ritrovano subito serializzate e soggette ad un nuovo bon-ton di tendenze.