
CD – Refiner
Avevamo già notato la doppia marcia di questo artista, capace di sorprenderci con memorabili sequenze di ruvido breaks ed elettroniche dissonanti, subito dopo assai abile nello spaziare infine in territori ancor meno consueti, fatti di sonorità trasversalmente dub, mash-up ed ultrasoniche frequenze urbane. Sensibilità che già dopo il suo primo album, ‘Truth Has No Path’, deflagravano in maniera decisa con i remix per la Muti, lasciando presagire, tuttavia, con i suoi set-mixati (ad esempio ‘Straight From The Machines’) una svolta ‘glitch hop’. Neologismo particolarmente calzante che sta ad indicare appunto le contaminazioni di suoni insiti tra elettronica e groove: scansioni minimali e rudi, anche per necessità e non per astruse teorizzazioni, perchè chiunque con idee da esprimere ed anche pochi mezzi, ma con un buon laptop, può sfornare cose simili, quando è dentro davvero il nuovo agitarsi delle scene. Giriamo attorno al punto e forse basterebbe solo questo da dire: che qui s’orecchia e bene alle realtà del grime e del dubstep, con esperienza produttiva consumata e occhio per il confronto verso il business serio, se ci si scomoda con remix agitando i nomi di Dr Dre, Snoop Dog, Kanye West, Mos Def, Eminem, Capelton, Busta Rhymes, Lupe Fiasco, Beanie Man o coinvolgendo i Jahcoozi in due tracce che strizzano l’occhio all’emergere di una scena anche berlinese. Ascolti piacevolissimi per chi ama l’appeal stradaiolo, le serpeggianti delizie del ‘booty style’, gradendo infine che tutto ciò al meglio sia condito da implementazioni decisamente meno banali del ‘solito’ hip hop.