
È una vergona commenta UnCloned, aggiungendo una faccina che strizza l’occhio, ‘non usa un mixer touchscreen’, ‘io stesso ho scracciato sul Nintendo DS per un po’ basandomi sullo stesso principio: provate Protein DScratch’. Altri gridano al miracolo, o fantasticano, invece, sul futuro del turntablism traghettato verso nuove immaginifiche direzioni. Fatto sta che non son certo poca cosa due touchscreen luminosi al posto dei piatti: l’impatto è di quelli che faranno sicuramente epoca. ‘New Turntablism Concepts: Touchscreen Decks, Crossfader Samplers, Needles’ cosí titola Create Digital Music e su Vimeo l’Attigo TT spopola fra gli adetti ai lavori e non solo, dando immediata notorietá ad uno studente inglese specializzato in design innovativo, Scott Hobbs, coaudivato dal valente Takuro Maizuta Lippit, aka dj sniff, adesso direttore artistico dello STEIM, centro sperimentale sulla musica e le nuove tecnologie elettroniche applicate al concetto di performance. L’idea che sta alla base del progetto è immediatamente percepibile e poi in definitiva neanche totalmente innovativa, considerando infine che le implementazioni tecniche usate per rendere funzionale tale set-up sono tutte giá esistenti e ben sperimentate tecnologie. Da notare piuttosto – e questo è da considerare positivamente – come la scelta non sia ricaduta su una soluzione che riproduca ‘tale e quale’ strumenti e funzionalitá dei deck. Non è simulato il ruotare del disco in vinile, si manipola (facendola slittare) direttamente la forma d’onda, che si sviluppa in verticale (come nel mixing software della Serato) ed i comandi di play, stop, pausa, il pitch, riportano piuttosto a quelli d’un evoluto cdj (ma comunque su schermo orizzontale e sensibili al minimo tocco). Qualcuno sottolinea che di fatto nell’utilizzo sono create da dj sniff nuove tecniche, altri – malignamente – sempre nei commenti a tergo (immancabile futile corollario di tali anteprime sui siti specializzati) pongono l’accento sulla musica, in particolare sull’aspetto tecnico (non sulla sua intrinseca o meno qualità stilistica), che a prescindere dalla curiositá suscitata dai due touchscreen, non sarebbe poi cosí significativo. Si guardi allora al passato, che ogni tanto torna utile per capire come evolvono realmente i fatti. Anche ai primi seminali trickster del vinile si rimproverava l’assenza di tecnica musicale adeguata, erano considerati piú un fenomeno da baraccone i primi turntublist e quelle gracchianti sequenze non erano certo considerate ‘vera musica’, tuttalpiú ‘esperimenti’ (salvo poi segnare il corso d’intere decadi), cose futili insomma. Pure in precedenza, alla comparsa del primissimo vinile, quando si sperimentavano inedite tecniche di registrazione, si facevano strani ragionamenti, profettizzando la fine della musica nel momento in cui sarebbe stata popolare la sua riproduzione meccanica. Sostituire alle orchestre quei diabolici dischetti in lacca vinilica avrebbe decimato per fame le famiglie di tutti i musicisti. La musica avrebbe avuto fine anche piú recentemente, con l’avvento degli mp3 e la sparizione di quei piccoli simpatici negozietti (iene che succhiavano il sangue, con titolari spesso assolutamente ignoranti musicalmente, avvezzi solo al loro personale profitto…per farti arrivare un disco dall’Inghilterra ti facevano aspettare mesi e mesi e dovevi anche dir grazie…veri e propri mecenate della musica che adesso – guarda un po’ – perlopiú si son dati al noleggio di stupidi film di cassetta e DVD porno). La sparizione dei piccoli negozi di dischi avrebbe dunque decretato un complessivo imbarbarimento della coscienza musicale delle giovani generazioni (ma quando mai): la veritá è che a sentire cose buone si era in pochi prima e si è in pochi adesso. Solo chi non era giá grandicello nei primi anni ottanta può rimpiangere in toto quei tempi! Insomma, c’è sempre qualcuno che parla a sproposito in nome della musica e scorda quello che fu e che i tempi cambiano (non sempre in peggio). L’attualitá è dubbia – questo è il problema – ed il presente divide spesso le frange, tra i sempre ottimisti dell’ultim onda (sic!) e chi poggia invece la sua intima identità musicale (altrettanto sic!) su risibili culti retrogradi.