
CD – Finger Lickin
Se qualcuno sapendo che faccio il dj – ma non avendo mai sentito un mio set – mi chiede circa quale tipo di musica suono, generalmente rispondo ‘nu skool breaks’. Se la faccia del mio interlocutore a quel punto diventa un po’ strana, quasi sempre la seconda domanda poi sará: ‘ma mi puoi fare un nome? …tipo cosa?’. Allora (già alquanto innervosito…) a mia volta rispondo: ‘tipo i Plump Djs’. Se la discussione prosegue (e non è raro) con il soggetto che replica ‘i Plump Djs…e chi sono?’ lancio volentieri un’occhiataccia, poi un ghigno, prontamente replicando: ‘hai presente ‘Music’ di Madonna…bè una cosa del genere’ (subito pentendomi perché la battuta da simil bifolchi non puó proprio esser capita). Insomma, tutto questo per dire che Lee Rous e Andy Gardner, se non proprio da annoverarsi nel mainstream, incarnano della scena breakbeat quello che di piú diretto, genuino ed internazionalmente esportabile ci sia. Il duo londinese, oramai alla sua quarta uscita su formato-esteso e a tre anni da ‘Saturday Night Lotion’, sappiamo bene quanto centellini le sue uscite (e facendo i calcoli ‘System Addict’ e ‘Doppler’ sono giá nelle nostre borse da ben prima dello scorso natale…), è normale quindi che l’attenzione sia sempre alta, suscitando inevitabili enfasi ed allo stesso tempo critiche, frutto piú dell’hype che non di ponderate riflessioni. ‘Torque Of The Devil’, ad esempio, uscito all’incirca due mesi fa, a qualcuno (non al sottoscritto), non era troppo piaciuto, per il suo incedere diritto e house, pompato ma poco variato. Se anche il recensore sul sito della BBC sembra non gradire il risultato noi non ci associamo tuttavia a tale schiera di critiche: ai piú forti tocca sempre l’onore e l’onere dei riflettori, e se forse le innovazioni stilistiche qui non sono poi decisive, la qualitá è comunque altissima, confermando tutto il fascino e l’energia del suono Plump ai massimi livelli. Oltre alle giá citate ‘System Addict’ e ‘Torque Of The Devil’ ci è piaciuta la traccia d’apertura ‘Best Believe Us’, fascinosa e scura come ha da essere una buona intro di sostanza. Attestata su una teatralitá tutta di marca soul ‘Shifting Gears’, supportata dai vocal di Niara, mentre pulsano le vibrazioni basse e stradaiole in ‘Snake Eyes’. Non poteva mancare naturalmente il solito intermezzo indie-infused con tanto di giovane e viziosetta voce maschile, qui in ‘He Got Beef’, mentre altre arie ‘vintage’ – seppur differenti – sono agitate nel ‘Theme X’ ed in ‘Beat Myself Up’. Infine per freschezza ed enfasi sará ‘Rocket Soul’ ad imbonirci. Non si grida al capolavoro ma che sia comunque un gran bell’album a noi appare ineccepibile.