
Chillout ed elettronica di qualitá, in Italia, negli immaginari musicali che posson dirsi seri ed autentici, oramai non si conciliano piú. Lasciamo volentieri alle oramai sparute scene lounge e nu-jazz il brevetto ma allo stesso tempo la ‘colpa storica’, l’ignominia di tante becere compilation sugli scaffali di Feltrinelli, il grigiore doppio fdi tutti quegli ‘spazi’ fintamente vintage, nati come bar o club patinati, situazioni in genere sopravvissute stancamente a botte di house e cattiva cocaina nei cessi di servizio. Detto questo, segnaliamo volentieri che in altre provincie dell’impero, il binomio pare ancora possa coesistere (avanti noi o indietro gli altri?), vivificato soprattutto nelle sue componenti maggiormente digitali, pure sposate a certo ‘cooconing disco’ (alla Chris Coco per intenderci), farcito da ‘minimalismi’ vari (Trentemoller, Pete Gooding, Lulu Rouge, Buda), piú o meno progressivi e ibizenchi, evocativi e melliflui. Niente di meglio allora che puntare sul contesto, che nel caso dello Stella Polaris Festival si fa decisamente suggestivo (nei giardini della Copenhagen’s National Gallery il 3 Agosto), rincorrendo sia i fan dei classici festival sia un pubblico decisamente tranquillo. Molta gente porterá i propri picnic (che immaginiamo essere ‘molto’ vari), immersi nei suoni, anche con solo una coperta sul prato o nelle zone dove il sound sará pressante. Il successo é assicurato: Stella Polaris – non a caso – é un festival gratuito. Dalla mezzanotte alle nove di sera del giorno dopo ci sono state ben 26.000 persone nella scorsa edizione, nella splendida cornice naturale – quest’anno – se ne prevedono ancor piú.