
Ogni giorno migliaia di persone in giro per il mondo scrivono a proposito della musica che amano – tutto (o quasi) infine, arriverebbe su The Hype Machine – ‘aggregatore di contenuti musicali’ la cui missione dichiarata sarebbe quella di far scoprire nuovi talenti, interessanti produzioni, progetti che agitano la blogosfera. Un sito – insomma – sostanzialmente un motore di ricerca, attraverso il quale vengono raccolti e messi in streaming brani provenienti dagli infiniti blog audio della rete. File mp3 che possono essere suonati attraverso il player flash del sito, oppure tramite winamp, itunes, o perfino facilmente downloadati per un qualsiasi e successivo utilizzo (sebbene ufficialmente quelle tracce non sarebbero da scaricare – infatti non se ne cede l’uso – ma piuttosto rappresenterebbero dei link ‘d’ascolto’… con tanto di disclaimer poi, sia ell’aggregatore che negli specifici blog, quasi sempre a ricordare che la musica va anche acquistata, mantenendo viva la scena dei 12″, che l’intento è quello di supportare i suoni e gli artisti che si amano, piuttosto del contrario: piratare a piú non posso tutto e tutti). Si perché The Hype Machine mediante i suoi software fa una copia di questi file sui propri server e li ripesca automaticamente quando gli utenti cercano un brano sul sito. Operazione controversa – naturalmente – perché per molti hype machine è solo un p2p mascherato da aggregatore, ‘la gente se ne strafotte dei contenuti e va subito al sodo: gli mp3’. Mettere poi dei link di riferimento, anche all’mp3 store di Itunes o di Amazon, sarebbe – diciamo – ad esser buoni, una furbata, che avrebbe come unico intento quello di allontanare da se l’immagine negativa del free download selvaggio, proponendosi innocentemente come promozione appassionata e ‘gratuita’. Eppure, all’ombra di The Hype Machine, si è sviluppata tutta la scena della blog house, del quale abbiamo positivamente parlato in un precedente post, ed è vero che molti artisti cedono volentieri gratuitamente i loro brani, cavalcando l’hype del fenomeno ed il ‘tiraggio’ del gratuito. Spesso poi, postare su un piccolo blog un bootleg non autorizzato ed avere The Hype Machine a far da cassa di risonanza, è un buon modo – con poco sforzo – per farsi pubblicitá, consapevoli che oramai il grosso delle entrate per un produttore-dj viene oggi dai live e dai remix pagati (leggasi a proposito della recensione di ‘Blockhead’ le illuminanti dichiarazioni di Hostage). ‘I brani che scaricate potrebbero essere coperti da diritto d’autore’, questa è una delle principali avvertenze che gli utenti di The Hype Machine devono ricordare, e allo stesso modo, costantemente, viene poi sottolineata, sui molti blog che ricorrono tra i ‘principali fornitori’ dell’aggregatore, la pronta disponibilitá nel correggere tutti i possibili ‘eventuali errori’ (‘se forse trascuriamo qualcosa o abbiamo fatto un errore, si metta in contatto con la nostra redazione – per favore – e rimedieremo alla svista’). Il web 2.0 permette questa ed altre ingegnose pensate, noi certo non abbiamo un atteggiamento moralista, ognuno se ne faccia l’idea che crede, applicando poi nel concreto quelle che sono le risultanze delle sue personali opinioni a proposito. Questa realtà a mio avviso nasconde tuttavia aspetti sia molto positivi che negativi. Certo chi si occupa professionalmente di musica non puó trascurare tali trasformazioni. Quello che personalmente mi da alquanto fastidio è solo il mix truffaldino dei toni utilizzati nell’impresa, che in un hype veramente vorticoso di concetti e attitudini, riescono a far coesistere cinismo e presunta innocenza, furbesca managerialità e passioni amatoriali, mainstream e underground, istinti compulsivi e raffinato aplomb selezionatore. In sintonia con lo stesso spirito scaltro dell’azienda (perché è bene ricordarlo: dietro questi progetti ci sono comunque delle aziende), qualcuno potrebbe obiettare che ci guadagnano quelli di Hype Machine, ci guadagna il pubblico, ci guadagnano gli artisti e le case discografiche, scompaiono certi passaggi malsani di promozione e distribuzione tradizionali (ma forse non scompaiono … solo si trasformano), in fondo nessuno ci perde (a meno che per sbaglio o intenzionalmente non si è caricato sul sito un file non libero da diritti). Perché accanirsi? E infatti nessuno si accanisce. Questa è la forza di questi newyorkesi-napoletani. Da qui, ad essere – tali prospettive – ‘il futuro dei media’, ce ne passa peró davvero, e le vecchie gerarchie dello show business musicale non sono affatto ribaltate. Solo compaiono nuovi attori, qualcuno ci perde e qualcun’altro ci guadagna. Qui in Italia, comunque, bofonchiano ancora sulla ‘vecchia pirateria’ (che non esiste praticamente piú), stanno a far finta di litigare ad X-Factor la Maionchi e quel campione ‘alternativo’ (sic!) di Morgan, Simona Ventura s’atteggia ad ibrida sciaquetta attempata, a metá fra un critico musicale e una trendsetter, mentre sullo sfondo aleggia inquietante la reincarnazione da dj-presentatore di uno dei Pooh. Stiamo messi male (… per fortuna Rumore s’accorge della dance elettronica nazionale, e in un intervista a Blatta & Inesha scopre nientemeno che Croockers, Bloody Beetroots e Santos … davvero tutto torna).