Monocuffie DIY – Bricolage For Djs

Monocuffie DIY

Sono tanti gli accadimenti alquanto fastidiosi che possono in genere sopraggiungere durante un dj-set. Subwoofer improvvisamente gracchianti, computer che freezano, controlli delle forze dell’ordine e risse, birre urtate e versate maldestramente sul piano della consolle (o peggio ancora, su attrezzature e/o ciabatte elettriche). Per non parlare poi delle ragazze che si avvicinano sinuose per chiedere solo un pezzo dei Subsonica, o – infine – delle cuffie che improvvisamente cedono nei raccordi, spaccandosi bellamente. Trattiamo adesso proprio di quest’ultimo problema e cominciamo col dire che decisamente non va bene pagare 170-190 euro per un pur compatto e risonante prodotto come la Pioneer H-DJ1000, cuffia acusticamente valida ma con una meccanica delicatissima, poggiata su snodetti in plastica (cigolanti e rumorosi). Parti che si rompono con un nonnulla ed i cui pezzi di ricambio (più il prezzo per la riparazione) costano quasi quanto la stessa cuffia nuova. É così anche per la Sony MDR-V700 e per la Technics RP-DH 1200, appena un poco più robuste della prima ma che – infine – quasi mai, durano oltre un paio di stagioni. La ragione infine è sempre la stessa: quegli stramaledetti snodini. Sarebbe forse meglio che non si richiudessero in maniera tanto estrema, ingombrando appena più spazio (e con una custodia adeguatamente protettiva) ma almeno resistendo maggiormente nella loro ‘integrità costruttiva’, con quei raccordi, e anche quegli stramaledetti archetti, magari in metallo e non in plastica. Forse è studiato apposta – qualche maligno dice – così si rompono e sei costretto a comprarne altre. Alla faccia dello stato dell’arte di tanti roboanti marchi. Sono plastichette nella struttura, le cuffie – in fondo – e adesso con le versioni asiatiche, gli ‘original fake’ ed i tarocchi veri e propri – identici per carcassa – in vendita a bizzeffe su Ebay per pochi soldi (appena 20 euro), è diventato finalmente lampante (tanto sono fatte tutte in Cina). Qual è la soluzione allora, in caso d’un danno simile? Lasciate perdere i servizi d’assistenza delle marche ufficiali – tempo perso – troppo cari e faragginosi. Un’opzione è certo quella di comprare gli archetti di ricambio e farsi da soli la riparazione, ma non è cosa semplice (fermo restando che non tutti gli archetti si trovano facilmente in commercio) e che il montaggio richiede una certa esperienza e manualità. Un altra possibilità è quella di riparare alla ben meglio gli snodi. Procedimento quest’ultimo che richiede molta pazienza e buone colle: riuscito per quanto mi riguarda con la Sony (cilindri di snodo ‘corazzati’ con fascette in plastica anche incollate). Con la Pioneeer invece – appena crepata – mi lancerò nella costruzione d’una monocuffia (da usare solo nei dj-set a cassa diritta). Dopo un pochino di ricerche in rete, i fondamentali per la realizzazione di cuffie a doccia pare siano questi: bisogna utilizzare preferibilmente il padiglione destro della cuffia, il quale non ha l’ingombro del filo, smontandolo dal cerchietto (possibilmente svitando e non spaccando il tutto). Bisogna mantenere poi solamente archetto e padiglione, aprire quest’ultimo, togliere i cavi con un saldatore e unire i 2 cavi nuovi. Per la struttura, meglio utilizzare un tubo rigido fra i 18 e i 25 cm (a vostro piacimento…ma io opto per una John Holmes size…33 centimetri), attaccando la cuffia al tubo utilizzando della colda a caldo (in primis, solo all’esterno, senza esagerare). Facendo passare il cavo dentro il tubo, è necessario poi saldare il cavo della cuffia al cavo jack (collegate solo positivo e negativo) controllando naturalmente la continuità di corrente. Bisogna completare ancora con una colata di colla a caldo dentro il tubo, ritirando in dentro anche un pò il cavo (e semmai applicando uno stringi-filo anti strappo). Meglio utilizzare, invece del cavo normale in rame, un cavo in oro di maggiore spessore e densità, questo per garantire consistente pressione sonora e una durata nel tempo maggiore. Buon divertimento, il bricolage rilassa, da evitare – tuttavia – compiendo tali operazioni, stati qualsivoglia alterati, col superattack e colle areonautiche è facile rimanere con le dita attaccate.