
Se ne trovano parecchi di ‘sordi’ nei rave italici, riempiti dalle troppe ‘schifezze’ che gli fanno sembrar buono qualsiasi tumb-tumb. C’è chi sordo – in ogni caso – lo è per davvero, nato con una grave mancanza all’apparato uditivo (poi compensata con un apparecchio acustico). Scompenso che non ha impedito al soggetto del quale fra poco vi parleremo di diventare un dj professionista. Troi «Chinaman» Lee, ha 34 anni e mette musica anche per chi ci sente (e ciò è più o meno ‘normale’). Quello che lo distingue – tuttavia – è soprattutto il fatto di far ballare anche il pubblico che lui definisce ‘la mia gente’, il popolo dei non udenti, persone – al contrario di quanto immaginabile – non affatto impedite nell’esibire un gran senso del ritmo. Persone che amano ballare e frequentare discoteche nelle quali ritrovarsi. La notizia vera è che per Troi un buon impianto non è certo un opzional: sparare la musica a palla e far sentire i bassi vibrare nello stomaco a chi è in pista, in questo caso è davvero indispensabile. Il concetto che il suono si trasmette attraverso l’aria, in questo caso è immediatamente comprensibile da chiunque: onde di forza in movimento che si propagano per vibrazione e colpiscono tutti i sensi. Troi, assieme ad altri tre amici con il suo stesso deficit ha fondato a Londra nel 2003 ‘Deaf Rave‘, appuntamento sempre ripetuto con successo in differenti location. Party nei quali le frequenze basse sono così forti da coinvolgere le persone in pista solo per le vibrazioni, percepite in tutto il corpo: nella pancia, nel petto, fino allo stesso pavimento. Nei deaf rave ci sono dj ed artisti non udenti che improvvisano spettacoli visivi e che si mettono a ballare sul palco, oltre a documentari e video proiettati su maxi schermi. Guardandoli è possibile capire meglio il tempo, muovendosi di conseguenza (e ci sono sempre – ve lo assicuro – ragazze bellissime che si muovono davvero bene e magicamente in sincronia con il suono). Anche se la musica è a livelli altissimi i non udenti possono parlarsi: lo fanno con il linguaggio gestuale a loro tipico, mischiando i movimenti del ballo con i segni che riportano ad un flusso di pensiero comunque dialogico. Spiega Troi Lee che il suo amore per la musica è sbocciato all’età di 17 anni, frequentando assieme al fratello gemello normodotato i rave party in giro per Londra e in Europa. Sentendosi delle volte discriminato per il suo handicap, ha pensato bene di fare qualcosa per se stesso e la propria comunità. Trovare nuovi modi per esprimersi, venire allo scoperto, perché la musica, alla fine, è anche questo, ‘l’atmosfera che si crea, la capacità di sentirsi «collegato» agli altri e a quello che ti accade intorno’. I Deaf Ravers londinesi sbarcheranno presto anche in Italia, ed è già previsto per Ottobre un Hallowen Deaf Party, a Milano: il luogo dell’evento è ancora da stabilirsi ma siamo certi che anche da noi sarà davvero un evento da ricordare.