
Il collettivo parigino Le Tapin in associazione con Audio Aesthetics, sotto la curatela di Sabrina Yo’land & Mega e con una speciale installazione di 4th Dimension, in collaborazione anche con Vapors Magazine ed A.L.I.E.N, ha presentato il 20 Novembre 2008 a Brooklyn, alla Yume Gallery, ‘I Would Spit On Your Sneakers’, mostra che opera un’attenta decostruzione critica del fenomeno ‘sneakers’ nella società postmoderna contemporanea, utilizzando una surrealistica – ed intrinseca alla scena – estetica post graffiti. Non solo un semplice accessorio di moda, le scarpe possono essere simbolicamente assunte come un simbolo dell’umana condizione (Bryan Ferry già qualche decina d’anni fa stigmatizzava – al contrario – l’irreversibile decadenza dei tempi, proprio sottolineando a proposito di nuove generazioni la disprezzabile ed insana passione per ‘puzzolenti’ scarpe in gomma, purtroppo preferite a molto più comode e decorose scarpe su misura in vitello). ‘Nel mercato culturale globale – oggi più che mani – relativamente ad un clan di spettatori, la scarpa è l’interfaccia esibita dell’appartenenza. Gli ultimi, in misura d’una crisi di identità, customizzati, stilizzati e addobbati, lavorano in opposizione a ciò, ai cartelli e allo specifico vocabolario grafico. I bambini cari di questo secolo non sono più artigiani del malcontento del consumatore, sono diventati – piuttosto – gli oggetti di un leviatano di vendita che gioca oltraggiosamente con gli impulsi umani. Questa generazione del nuovo secolo, nata nell’era del lifestyle, del marketing e dell’immagine, rigurgita adesso ogni iperstimolazione reinventando una propria originale cosmogonia’. Dalle ‘Seven Miles Boots’ alle scarpe di Art-Force-One, è lo stesso magico periodo che fa decollare un immaginazione in bilico fra mimetismo, underground, immaginari schizo-digitali e D.I.Y. attitude. Con tali francesismi – più o meno – viene presentata la faccenda ma rincuora che a tali latitudini stilistiche le ‘culture di strada’ esprimano concetti teoricamente così densi e ben articolati (diversamente nell’omologa scena italiana, ciò non mi sembra affatto che avvenga).