
Sono molte le forme nelle quali il graffitismo urbano declina specifiche fascinazioni artistiche. Una delle più interessanti, proprio per l’uso di nuovissime tecnologie – a mio avviso – è quella catalogata come ‘light art’. Anche in questo specifico sottogenere, sono molti gli approcci che risultano infine essere assai vari e ricchi d’interesse
. Abbiamo già parlato in passato dello splendido incrocio tra graffitismo e tecnologia esibito nel ‘projection bombing’ dalla crew ‘Graffiti Research Lab‘, incontro fecondo di arte di strada, happening ed attivismo ghetto-style. Tali interventi architettonici, sempre molto forti e provocatori, sono conformati in maniera assai brillante e politica (aspetto quest’ultimo che nell’arte ‘impegnata’ dei decenni precedenti quasi mai ha prodotto – invero – risultati degni di nota). Sul versante più estetico, con effetti subitanei ma impermanenti, possiamo situare invece i lavori assai immaginativi e minimali del gallese Michael Bosanko, a suo agio in ‘Come In Peace’ con sagome aliene ed esseri immateriali che abitano spazi metropolitani e non-luoghi. Di queste performance rimangono solo testimonianze fotografiche e video. Fra gli altri, come non sottolineare il filmato d’un atipico ‘artichectural light tetris‘, girato a Tampere in Finlandia, davvero interessante ed anche divertente reperto contemporaneo (pur se qualcuno potrebbe obiettare – malignamente – che nelle case dello studente, qualche decade fa, si passava il tempo in maniera decisamente differente). La Finnish Student Union, locata nel Mikontalo, il più imponente dormitorio studentesco in nordeuropa, s’adopera – non a caso – e con piacere, in luci, finestre, camerette e controlli remoti. Più spartana invece la versione russa low-tech, nel quale lo switch on-off è operato manualmente. Ultima, ma non meno d’impatto il Super Uber Graffiti, Projection Bombing in Rio. Provare per credere quindi: la tecnologia applicata all’arte di strada produce interessanti intrecci e cortocircuiti che vale assai la pena d’esplorare.