Riots – Happy New Year

Riots

Elegante come un passo di danza dal sapore vintage, ‘il calcio al lacrimogeno’ ha fatto di nuovo capolino tra le ‘movenze’ giovanili delle grandi metropoli. Non è stata New York a rivoltarsi, o Detroit (ne avrebbero ben ragione), Parigi – come al solito – o Roma. Non è stata una nuova pubblicità Dolce & Gabbana, stanchi di location da spiaggia cult, ad incrociare negli immaginari d’oggi, colonnati, templi classici e bottiglie molotov (semmai per pubblicizzare un profumo). Qui hanno fatto sul serio. É toccato alla Grecia – ad Atene questa volta – dove i riottosi assembramenti non hanno risparmiato nemmeno il Parlamento: 4600 sono stati i candelotti di gas sparati dalla polizia, tanto che le scorte fumogene sono quasi esaurite, e mentre si cercano forniture d’emergenza in Israele e Germania, per i bisogni dei dimostranti bastano sempre solo un paio di taniche e qualche volenteroso. Anarchici ci dicono, parola quasi dimenticata – atavica – se paragonata a certe innovazioni non solo semantiche degli italici movimentismi (d’adesso ed anche di più decadi fa). Senza capi nè partiti, giovani arrabbiati (che bello!), non persone che vivono nell’oscurità: ‘sono il genere di persone che incontri nei bar…i ragazzi erano così arrabbiati…volevano che la società non dormisse sonni tranquilli…volevano che tutti provassero le stesse paure che avevano loro’. Nessuno crede veramente che tutto ciò sia solo una reazione eccessiva alla pur gravissima morte del giovanissimo Alexis Grigoropoulos. Una protesta per la barbara uccisione ma anche altro, non a caso tutte le statistiche riguardanti la situazione greca e le difficoltà dei giovani in particolare, non si discostano poi di molto dai tassi di altri paesi europei con un passato di protesta di massa. Questo dovrebbe far riflettere molti, che del vivere adesso in una società post-ideologica son cantori. Potrebbe capitare anche a loro – semmai – per l’anno nuovo, d’imbattersi in un pesante e solenne sampietrino post-modern.