
Stonehenge, il celeberrimo sito neolitico del Wiltshire, Inghilterra, dichiarato nel 1986 dall’Unesco patrimonio dell’umanità, secondo una recentissima ricerca condotta dal professor Rupert Till, esperto d’acustica in forza all’Huddersfield University – a dispetto di ciò che molti credono – non sarebbe stato un luogo per commemorarei morti, nè un antico e gigantesco orologio solare. Non si sarebbe trattato d’un osservatorio astronomico celtico e neppure d’un tempio sacro druido per pregare. Tantomeno sarebbe corretto – neanche – parlare di quelle rovine prestigiose come resti d’un regalo fantascientifico d’una civilta’ superiore. Bensì – e sembra dalla forma abbastanza intuitivo – il suo scopo sarebbe stato quello d’un arena da party clubbing preistorico, una dancefloor area – insomma – capiente e stilosissima, adatta per ospitare eventi rave. Un luogo – fino a cadere in uno stato di catalessi al mattino, godendosi infine l’alba far capolino tra i megaliti – dove scatenarsi al ritmo della musica e farsi di droghe ancestrali (non è cambiato nulla, quindi). A sentir loro, la ricerca del professor Till, part-time dj (ehm!), sarebbe stata condotta con strumenti scientifici molto sofisticati, avvalendosi d’una riproduzione perfetta ed in cemento del sito archeologico, questo grazie ad un monumento ai caduti americano, che simula esattamente le forme mastodontiche di Stonehenge. Questo strampalato cimitero statunitense sarebbe stato – allora – bombardato di suoni, utilizzando sistemi computerizzati (sic!) ed un software d’analisi acustica. ‘Abbiamo fatto risuonare l’intero spazio, quasi come fosse un enorme calice di vino dove si fa passare il dito bagnato’ dice l’arguto ‘scienziato’, e il risultato sarebbe stato quello di scoprire che gli antichi erano riusciti ad ottenere un’acustica perfetta, perchè le pietre molto lisce (quelle in cemento del finto Stonehenge pataccone) amplificano il suono. In quanto a qualità acustica, la resa sarebbe stata invidiabile anche rispetto ai moderni apparati per concerti e discoteche (mah!…). ‘La nostra ricerca dimostra che a Stonehenge ci sono dei punti specifici’, dicono gli espertoni, ‘dove si producono effetti particolari, quasi mistici e dove probabilmente uno sciamano conduceva il rituale’. Se anche voi pensate abbiano una qualche veridicità le ricerche fatte su un cimitero in America, copia di Stonehenge così come oggi lo conosciamo, frutto a sua volta d’un restauro altrettanto ‘immaginifico’, risalente agli inizi del Novecento e terminato soltanto negli anni Sessanta (in piena Beatlesmania), allora potete credere a tutto: resta solo da scoprire dove s’accendeva l’impianto e cosa usassero al posto dei dischi.