
Nel gergo australiano ‘wonky’ è utilizzato all’incirca come sinonimo di ‘broken’. Più specificatamente viene adoperato per raffigurare un malfunzionamento, che produce un effetto come pazzo, comico o perversamente divertente. I vocabolari gergali ci dicono che questo termine abbia attinenza con funky, demented e bozotic (quest’ultimo usato anche nelle forme di ‘bozo-like’ e ‘bozoish’) e stia ad indicare uno stato traballante, vacillante, malfermo: quindi instabile, oltre che inaffidabile. Da questo, pervertire poi il termine in ambito musicale, è assai facile e conseguente. La ‘wonky techno’ è – infatti – uno stile di techno music che è basata su una rottura della tradizionale struttura 4/4 e che sperimenta con nuovi suoni e ritmi. Il suono è spesso distorto, balbuziente, rotto e deformato, con un sacco d’influenze breakbeat, glitch ed electro. Eppure la wonky techno può anche essere funky e ben conformata per il dancefloor, o al contrario molto sperimentale ed astratta (quella che in certi negozi di dischi viene anche denominata ‘experimental techno’ o ‘quirky’). La scena si è sviluppata rapidamente, in particolar modo a Londra, Brighton, Glasgow e Berlino, anche se in ultimo i suoi confini incerti, confondendosi abbastanza con la fidget, hanno favorito il moltiplicarsi di questo nuovo genere un pò dovunque (anche in Italia). Wonky è pure – nello slang di strada anglosassone – un termine utilizzato per indicare la Ketamina, anche chiamata ‘Wonky Donkey’ o ‘Donkey Wobbler’, perchè usata come tranquillante per cavalli. Ketamina – tuttavia – che come sostanza e immaginari, proprio non può (e deve) essere associata con le più recenti evoluzioni di tali scene musicali.