
Dai designer toys all’urban vinyl, passando poi alle resin figures e al designer plush, il passo è breve, il catalogo però di questa nuova arte urbana non è ancora completo, comprendendo anche un altro sottogenere, quello dei paper toys, giocattoli da stampare su carta, ritagliare e costruire con un po’ di colla. Attorno ai paper toys si è sviluppata una verae propria community, quella dei ‘Paper Critters‘, che si riunisce – appunto – sull’omonimo sito. ‘Paper Critters’ ha due sezioni distinte: il ‘Toy Creator’ e ‘The Colony’. La prima è una sorta di editor Flash per creare la fisionomia dei giocattoli, a partire da modelli preconfezionati, pronti per essere personalizzati e colorati a piacere. La seconda è la community vera e propria, attraverso la quale si possono inserire le proprie creazioni e scaricare quelle altrui. Pure nel caso dei paper toys, la connessione tra design, (s)cultura e street-art è stringente, particolarmente vivida anche per la facilità e l’esiguo costo che una tale attività comporta, assieme al piacere di condividere le esperienze, grazie soprattutto allo scambio che si crea proprio nella customizzazione, nell’adattamento reciproco dei rispettivi lavori, oggetti tridimensionali la cui grafica può essere modificata a piacimento. Molti designer di toys si sono fatti le ossa nella scena dell’aerosol writing e del graffitismo, oppure sono in relazione con la scena skateboarding, in senso generale possiamo dire che si sono costruiti una certa ‘street credibility’, dote che pare indispensabile per accedere nell’olimpo dei toys designer. Uno dei personaggi più famosi di questa scena è il designer nipponico Shin Tanaka, particolarmente apprezzato per la commistione di tecniche modellistiche tradizionali e d’illustrazione graficizzata, rese sensibili nell’intreccio con elementi di fashion streetwear. Nella relazione assai diretta tra immaginari contemporanei, fascinazioni futuribili e design, Shin Tanaka non si poteva sottrarre alla sfida lanciatagli dal magazine statunitense Giant Robot: sua è la splendida progettazione di un mobile-paper-robot vintage, che ci riporta alla mistica stellare di Maziga Zeta e compagni. Ce n’è per tutti i gusti, ad esempio il designer polacco Ciah-Ciah ha reinventato le piramidi in chiave urban, la sua nuova serie denominata Pira:Minds, è un esempio fulgido d’estetica ancora ‘Do It Yourself’, mentre Sjors Trimbach è abilissimo in The Badger nel realizzare una composizione che annette nel progetto anche l’integrazione di una faccia-spilletta. Marshall Alexander s’applica preferibilmente alle suggestioni provocate da videogame, robot, strambe macchine calcolatrici e giochi da arcade, mentre Tetsuya Watabe con Rommy si riferisce preferibilmente a modelli fantasiosamente di genere animale. Non di rado nei progetti paper toys s’allude ad ambientazioni ed utilizzi alternativi di tali feticci, è il caso – ad esempio – di citare
Zombie Freud, di Brian Gubicza, pupazzotto psicoanalista al quale confidare i propri sogni oppure Elmo di BigChief, allenatore cartonato portafuna (dicono loro) proposto come gadget da Magic Campionato 2008, il Fantasy Game di Gazzetta dello Sport. Insomma, la paper-mania è oramai manifesta: la mia sensazione è che siamo solamente agli inizi.