
Stanno cambiando – e già da tempo – gli stili d’illustrazione e di grafica relativi alla promozione musicale di precisi sottogeneri house-elettronici. Anche prima, naturalmente, a seconda delle “caratteristiche” e degli “specifici” ambiti di nicchia, sui magazine musicali proliferavano differenti maniere di comunicare la qualità e l’identità dei suoni. Alle tendenze assai patinate ma formaggiose, tipiche di certa chill-out e lounge music, erano associati, ad esempio, altrettanto composti fumettismi a sfondo sexy – storiche, a tal proposito, le copertine e la comunicazione della Hed Kandi – grafie, anche moderniste e accattivanti per ambientazioni e silhouette, ma in definitiva eccitanti alla stregua d’un merluzzo lesso. Passando a una condivisione più partecipata e diretta delle appartenenze, sempre negli ultimi anni, in campo drum’n’bass sono stati prodotti alcuni fra i più interessanti esempi di grafica dall’enfasi tecnologica, rivoltando la tradizione di certo hip hop in guisa di più digitali sintonie e meticciamenti (vedi Knowledge). La costante ispirazione indotta poi dalla pop art – a più riprese – ha sempre fatto capolino nell’associazione a varie forme musicali: poteva andar bene sia per i supereroi coloratissimi nei flyer del Creamfield che per certe psichedeliche copertine di MixMag, oppure per i citazionismi anni sessanta di matrice indie o nu-jazz. Vintage e immaginari postmoderni sono stati impressi in una concatenazione originalissima nei cartoon della Finger Lickin’ e in maniere poi non troppo dissimili per plagio e recuperi, pian piano anche altri “sample”, provenienti da dimensioni temporali storicizzate, si sono insinuati a ritmo vertiginoso nelle scene clubbing. La “scrittura” punk – fra l’altro – ha illuminato la pubblicità del Gatecrasher e altrettanto le sue visioni, hanno inciso sull’estetica rave e synthcore, oltre a spopolare negli attigui citazionismi di stilisti, creatori di moda e design assortiti. Son poche le righe d’un siffatto post, per render conto appieno delle mutazioni avvenute prima e delle tendenze adesso in opera: vi basti sapere che anche la grafica, seguendo certe consonanze, si è fatta ora più sporca, ruvida e urticante. Il disegno è diventato grezzo e ibrido, il lettering rustico, la commistione di grafie e simbolismi parossistica. É tutto un proliferare di luchadores, cartoon inquieti, con protagonisti – maschili e femminili – spesso mascherati: ancora supereroi, prostitute-sante, bambine diavolesse ma anche topolini ipertrofici e teletubbies sconvolti. Il trend è quello d’un artefatta “resa grezza”, dall’artwork intimamente stressato, sporco, scolorito, sgualcito, reso vitale nell’enfasi depravata e next-fanzinara. Niente di nuovo sotto il sole, diranno i sapientoni che ne sanno di design e tendenze, queste tensioni sono da tempo immemore laterali alla produzione grafica mainstream. Ci domandiamo allora, quanto abbia influito in questo ritorno “selvatico” l’attitudine Web 2.0, con le sue esigenze di semplicità, immediatezza e impatto. Lasciando a voi la risposta, teniamo però a segnalarvi – fra le nostre preferite – le elaborazioni coatte di Terreur Graphique (immagine qui caricata), una sorta di genietto – quest’ultimo – abile nel depravare in versione post-human la già urticante tradizione controculturale di stile Freak Brothers. Di tutt’altra pasta, più gentile – eppure assai poetico e nuovo – è anche il miscuglio westernato di certa stilizzazione di marca seventy, che funziona bene, ad esempio nelle elaborazioni di Nazario Graziano, graphic designer italiano dall’indubbio talento e ispirazione, che ricordiamo artefice dell’artwork per l’ultimo album di Adam Freeland e del web design per il sito della piattaforma mobile Flows.