Cultural Inversion – Music For The Masses

Cultural Inversion

Lo definiscono “The CD-Release Complex” e finora avrebbe funzionato come la spina dorsale del mercato musicale. Il concetto è quello che gli appassionati scoprono nuova musica attraverso lo stesso medium che le etichette utilizzano per promuovere i loro artisti. Molto spesso l’operazione – e non sempre solo con personaggi di più consistente spessore – è stata quella di determinare un legame tra i meccanismi di promozione e l’individuo. L’effetto che ne scaturiva – di conseguenza – era molto forte e potenziava una sempre più stringente relazione fra il pubblico e gli artisti. Le major hanno così imparato che potevano influenzare il comportamento del potenziale acquirente con una combinazione d’emozioni ed impulsi che non agivano quasi mai su elementi prettamente consci. Molti, nell’industria discografica, si ritrovano però oggi a pensare d’aver costruito un motore economico enorme intorno ad un sistema che la rivoluzione di Internet e la compressione dei formati digitali (leggi mp3) ha rapidamente dissolto. Se i guai finanziari delle case discografiche sono causati principalmente dal file-sharing e dal “rubacchiare” musica che altrimenti la gente avrebbe acquistato – affermazione rispetto alla quale non siamo d’accordo ma che non si può negare del tutto – è altresì vero che il music business, aggrappandosi a quest’idea, abbia molto ignorato i cambiamenti nel panorama dei media e nei comportamenti dei consumatori, che sono stati assai sottili e sofisticati. Nel corso degli ultimi dieci anni “The CD-Release Complex” ha smesso di funzionare. Gli artisti pompati dalle major, che arrivano sui media mainstream, non vendono più milioni di copie: soldi che erano necessari per pagare altri simili tentavi di promozione-produzione di nuova musica. Tutto il meccanismo si è inceppato ma contrariamente a quello che la gente crede, il cd non è morto. Quello che è radicalmente cambiato è il modo di costruire carriere sostenibili e promuovere la musica. Le soluzioni di qualche decade fa non sono più funzionali: un passaggio in radio, un video su MTV, una recensione su Rolling Stone non rendono efficacemente conseguente alcuna forma di successo. Oggi la domanda è: come faccio ad arrivare sull’ iPod di quella persona? Se ognuno può, da solo, utilizzando Internet, trovare e ascoltare nuova musica, di conseguenza le case discografiche perdono la loro forza, che era soprattutto nel marketing. Eppure c’è chi già crede che quel lavorio promozionale non possa del tutto dissolversi ma solo cambiare forma. Si può essere presenti su Beatport, sull’iTunes Store, su DjDownload o su qualsiasi altro shop online. Essere però presenti e con lo stesso spazio di altre migliaia e migliaia di uscite non ha molto effetto. Chi racconterà nuove storie sulla musica? Chi segnalerà nuovi artisti e tendenze? Tutto ciò sarà lasciato solo al chiacchiericcio dei blog e dei moltissimi forum specializzati? Oppure alla sempre più esangue stampa musicale?