
Mp3 – Legacy Kids Club
Sanno i 3 Is A Crowd, di non aver dato alla luce un ep “in linea” con quanto ci si aspetta da loro, o per dirla senza altri giri di parole, di aver messo fine al periodo “fidget-nu rave”. Niente di così spaventoso – naturalmente – da sempre gli artisti vanno in fissa per qualcosa, trovano uno stile che sperimentano in tutte le combinazioni possibili e poi passano ad altro. Era trascorso abbastanza tempo dalle loro ultime release ufficiali, e in molti avevamo subodorato che il terzetto aveva in pentola qualcosa di nuovo. Con questo lavoro è evidente la volontà di mostrare influenze differenti e questo non deve essere – a mio parere – né automaticamente “cool” né il contrario. L’eclettismo – soprattutto in Italia – è vissuto in maniera abbastanza “naturale”, piuttosto che l’appartenenza ad un genere preciso, predisposizione che come dna è tipica più della cultura musicale anglosassone. Noi spesso siamo assai svelti e abbiamo fiuto: se il vento porta nuove fragranze, siamo ricettivi nel coglierle. Detto questo, è bene ricordare che il gioco non sempre riesce alla perfezione, e non facciamo nomi, perché sono diversi i producer nazionali d’un certo “peso” – tutti amici e persone che stimiamo – un po’ incerti e persi negli ultimi tre-quattro anni, per aver provato salti tentennanti, per voler fare di tutto allo stesso tempo, per aver abbandonato il “ghetto” d’un preciso subgenere con poca cognizione di dove andavano a parare. Noi auguriamo al terzetto milanese che non sia cosi’ per loro, perché i passaggi coerenti il pubblico sa distinguerli, avvertendo semmai l’evoluzione e non la furbizia o il posizionamento strategico, frutto d’uno psycho-marketing sulle tendenze in corso. Dal breakbeat alla deep house o al minimal il passaggio è sospetto, non lo è certo – invece – nel caso di “Metalhearth”, title track che i 3 Is A Crowd modulano sul crinale dei 130 bpm, agitando una ritmicità comunque acidosa, cruda e sguisciante, forse più scura che in precedenza ma sempre autoironica e non penitenziale. Personalmente ho gradito molto “South”, traccia forse più interlocutoria, che ho usato tuttavia per aprire un mio ultimo dj-set, forte dello stile prima robotico e dell’enfasi battente, incanalata poi in sintetiche rarefazioni electro-dance. Anche Llama da spazio a pulsioni assai digitali e ipnotiche, più continue e regolari rispetto al passato, mai banali – tuttavia – e pregne d’una forte coerenza interna, psichedeliche, iterate e pulsanti. Saranno queste produzioni ancora delle hit riempipista? Non lo sappiamo, cosi’ come non sappiamo chi comprerà e con cos’altro assieme suoneranno questi pezzi: è il bello d’un lavoro che sembra tutto rose e fiori, che sembra semplice e cosi’ non è. Da parte nostra, auguriamo a questi ragazzi davvero tutto il meglio possibile.