
Sapessi com’è strano farsi credere uno street artist “figo” a Milano: dopo un simile incipit potrei già chiudere il post lapidariamente, senza sprecare troppe altre parole. Nell’inflazione di tendenze, mode e costumi, fra le migliaia di altri messaggi pubblicitari e invasioni mediatiche, davvero non mi entusiasma una operazione di “guerrilla art” come quella attribuita al fantomatico Beast, “attivista” che sia dalla fattura del proprio sito, sia dall’estetica delle operazioni condotte (metamorfiche ma rispettose degli spazi della moda, della pubblicità e dell’opulenza metropolitane), piuttosto che “alla strada” fa pensare maggiormente ad un “concept fighetto” di qualche agenzia di creativi alla ricerca di notorietà. In tempi di crisi, mettere in azione un piccolo vortice di hype giornalistica (subito ripreso – non a caso – da Repubblica) è sempre meglio che stare con le mani in mano a riguardarsi i book degli anni grassi. Tanto si troverà dopo il modo per far fruttare la faccenda: adesso meglio prendere posizione e se questo poi si tinge di temi anche politici, perché no, domani elaboreranno la “comunicazione ad arte” per il nuovo assessore di “sinistra” o dell’Italia Dei Valori. I fatti sono noti. “Un premier Berlusconi in versione John Lennon, nei fotomontaggi dei celebri ritratti anni Settanta con Yoko Ono”, apparso a Milano in largo La Foppa agli inizi di Giugno. Poi nell’elegante Galleria Vittorio Emanuele II, nel salotto buono della città, compaiono altri sedici manifesti da 200×120 centimetri, diversi ma tutti raffiguranti il celeberrimo “nano satrapo” a cavallo di giovani e belle sconosciute. Manifesti di fattura assolutamente “professionale”, integrati “amabilmente” negli spazi, perfetti per fare delle foto e subito essere rimossi e sequestrati dalla polizia. Non manca l’headline, “Ma La Notte No!”, ispirata nientemeno che a Renzo Arbore, completa di alcune strofe del tormentone anni ottanta. Qualcuno salterà fuori a dire che l’operazione è sottile, arguta, che nello spirito autentico della guerrilla art quello che conta è il sabotaggio culturale e il detournment. Altri sottolineeranno che il mimetismo è assolutamente legittimo fra le strategie dei “culture jammer”. Sarà…..a mio parere il nostro premier è impermeabile a questo approccio. Cavalca col frustino in mano il groppone di qualche modella: e che male c’è, basta che nella foto non sia spettinato. I manifesti dove sono stati appesi? All’entrata del negozio Louis Vutton, davanti all’argenteria Bernasconi, in quattro copie ad animare lo show room di Prada? Benissimo allora, mica gli hanno diffusi a Scampia o a Quarto Oggiaro: vuol dire che il Presidente ha stile. Se poi dietro quello stesso marchio si nasconde una fan page di Facebook dedicata allo streetwear, se seguendo i link troviamo “solo” “custom-printed T shirts, sweatshirts, workwear and accessories”, il mistero è presto svelato: altro che provocazione, qui si insinua solamente un nuovo lifestyle brand. I giornalisti sono gente oramai che s’inventa le cose dal niente: sparano due tric-trac, accendono una girandola nel portone di casa e paventano un nuovo terrorismo, una ditta vende magliette e i “colpevoli” vengono descritti per media-attivisti anti-governativi. Non ci vuole molto per dedurre che in questi casi agiscono in malalafede oppure sono prezzolati solo per organizzare la disinformazione continua.