Congiunzione italo-spagnola nient’affatto scontata, quella fra LDWG e la Industrial Complexx di Valencia, all’insegna d’un industrial versatile e impeccabile, denso di complessità ritmiche ed atmosfere dark ambient, ai margini di diversi generi musicali. Il lavoro si muove lungo una linea coerente che evita tanto l’accumulo quanto la dispersione, preferendo un’evoluzione per stratificazioni sottili. L’impianto resta spesso contenuto nei BPM, ma non per questo meno incisivo: la tensione si sviluppa per attrito, attraverso dinamiche trattenute e un uso calibrato dello spazio sonoro. Le componenti più abrasive convivono con aperture più rarefatte senza mai cercare un contrasto frontale, piuttosto suggerendo una continuità che rende il disco compatto pur nella varietà dei registri. È proprio questo equilibrio a definire l’identità dell’uscita: una scrittura che non rinuncia alla durezza tipica del linguaggio industriale, ma la riorganizza in forme meno prevedibili, dove il ritmo non è mai semplice impulso ma struttura portante. Ne emerge un ascolto che procede per immersione, con una qualità quasi ipnotica che si costruisce nel tempo più che nell’impatto immediato. Cycles Of Ruin segna quindi un esordio su Industrial Complexx solido e consapevole, capace di coniugare controllo e intensità senza forzature, lasciando intravedere margini di sviluppo interessanti all’interno di una poetica già ben definita.