Raxon – 4T20M

Dalla Turbo Recordings questa ultima uscita di Raxon si muove inizialmente lungo i binari di un’elettronica indie leggermente sghemba: “Basick Beat” è una produzione condita da vocal maschili fluttuanti e urbani, più evocati che centrali, inseriti in una trama ritmica asciutta che lavora per sottrazione. L’andamento resta obliquo ma controllato, con una struttura che privilegia l’incastro tra groove e dettagli periferici. Poi in “Flow Motion” il quadro cambia leggermente: la spinta del basso si fa più elastica e richiama certe traiettorie electro di fine Novanta, pur mantenendo una resa attuale e nitida, priva di compiacimenti nostalgici. La dinamica è più marcata, il groove prende corpo e si insinua con naturalezza, mentre i frammenti vocali restano sullo sfondo, trattati come ulteriore elemento percussivo. Ancora con “Who Knows?” il connubio si fa ibrido, innestato da inserti vocali che condensano l’idea in poco più di due minuti. È quasi un intermezzo, costruito su un intreccio sintetico essenziale, dove la voce si spezza in sillabe e riverberi lasciando una sensazione sospesa, irrisolta. Non cerca uno sviluppo compiuto, ma funziona come cerniera verso la chiusura. “It’s Called The Power” amplia di nuovo l’orizzonte. Qui Raxon distende la traccia su un arco più lungo, lavorando su tensioni progressive e su una scansione più incisiva e marcatamente techno. Il brano cresce attorno ai 132 bpm senza forzature, accumulando energia attraverso microvariazioni e un uso calibrato delle frequenze basse, fino a trovare una propria compattezza finale. Nel complesso 4T20M conferma la capacità di Raxon di muoversi in territori di confine, tra club culture e sensibilità indie, senza appesantire il discorso sonoro. Un lavoro misurato, che evita eccessi e punta su coerenza e identità.

 

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