A marchio Fixed Rhythms, etichetta di Oklahoma City dedita a una declinazione essenziale e rigorosa dell’elettronica, è la volta adesso dell’icona techno Bill Converse che per questa uscita apparecchia quattro original version e aggiunge al pacchetto anche due live tenutesi al Jackie O’Body, di Denton. Le tracce in studio si muovono lungo coordinate ben definite ma mai statiche. “Stress Test” apre con un incedere nervoso, dove la pressione ritmica si accompagna a un lavoro sottile sulle frequenze, capace di creare un senso di urgenza trattenuta. La title track distende il discorso, lasciando emergere una costruzione più ampia e avvolgente, in cui le modulazioni acide si intrecciano con una struttura solida ma mobile. “770” si colloca su un versante più asciutto, quasi scheletrico, giocando su incastri precisi e su una dinamica che procede per sottrazione, mentre “lure me” chiude la parte in studio con un tono più sfuggente, tra linee oblique e una tensione che resta sospesa senza mai risolversi del tutto. I due live al Jackie O’Body restituiscono invece una dimensione più libera e istintiva del suo lavoro. Qui il suono si fa duttile, meno vincolato alla forma, e si sviluppa per stratificazioni progressive, tra variazioni minime e improvvise aperture. Le lunghe durate (13 e 11 minuti) permettono a Converse di lavorare sul tempo in maniera più dilatata, lasciando emergere una narrazione meno lineare, fatta di accumuli e rarefazioni che mantengono costante l’attenzione. Ne esce un lavoro misurato ma ricco di sfumature, che conferma la capacità di Converse di tenere insieme rigore e sensibilità. Un disco che si inserisce con coerenza nel suo percorso e che trova un equilibrio convincente tra essenzialità e tensione sperimentale.