Eitan Reiter – Welcome to the Machine

Una sola traccia ma densissima per questa nuova uscita di Eitan Reiter per Impulse, che imbastisce un’ottima cover di “Welcome to the Machine”, dei Pink Floyd, un viaggio psichedelico slow-burning, di foggia analogica, enfatico e con ieratici vocal maschili. Dicono indie-dance come per tutto quello che non rientra in un genere preciso ma potrebbe trovare spazio anche in un set electro o techno. Nel brano originale, apparso nel 1975 su Wish You Were Here, i Pink Floyd costruivano una sorta di parabola sonora sul rapporto fra individuo e industria musicale: un andamento solenne, quasi meccanico, sorretto da sintetizzatori e da un clima sospeso che amplificava il senso di alienazione evocato dal testo. Reiter riprende quell’impianto emotivo senza limitarsi a replicarlo. La sua versione procede con lentezza controllata, lasciando emergere una trama sintetica densa e stratificata, in cui il passo ritmico rimane trattenuto mentre i timbri analogici si dilatano nello spazio. I vocal, sobri e distanti, contribuiscono a mantenere un’aura austera che rimanda all’originale ma con una sensibilità più vicina al linguaggio della club culture contemporanea. Ne risulta una rilettura rispettosa ma non calligrafica, capace di trasformare un classico del rock progressivo in un episodio elettronico compatto e meditativo.

 

  •