®adår – Radish Square

Sulla Xephem Records, etichetta inglese da tempo attenta alle derive più oblique della braindance, Joel Birkett aka ®adår costruisce un lavoro compatto e coerente, fatto di nove episodi che si muovono lungo un asse ben definito, dove breakbeat, electro e IDM si intrecciano senza mai perdere un certo senso di misura. Più che cercare variazioni marcate, il disco lavora per micro-scostamenti, affinando progressivamente una grammatica fatta di ritmi spezzati, tessiture atmosferiche e inserti vocali trattati come materiale sonoro. L’apertura con “Stint” imposta subito il tono, con un’introduzione che lascia filtrare suggestioni ambientali prima che le ritmiche inizino a fratturarsi con discrezione. “Slumber” insiste su un giro ipnotico di tastiere, dove gli innesti dub si inseriscono in modo naturale, senza appesantire la struttura. Con “Scandi” la materia resta simile, ma si arricchisce di una componente più teatrale: i vocal, tagliati e quasi declamati, si appoggiano su pattern che richiamano una certa eredità drum and bass, mantenendo però un profilo contenuto. “Triptan” introduce una sfumatura più elegiaca, con atmosfere che si fanno via via più scure e articolate, mentre “Shimr” riporta l’attenzione su ritmiche più nervose, attraversate da un drone continuo che ne sostiene la tensione. In “Lypranide” il linguaggio ormai è chiaro: un’alternanza tra aperture più sospese e ripartenze ritmiche di matrice breakbeat, trattate con una certa sobrietà. “Marble” è poco più di un frammento, rapido e incisivo, quasi un’interferenza che interrompe momentaneamente il flusso, prima che “Micro M4-6 [Take 2]” riporti il discorso su coordinate più riconoscibili, con loop atmosferici e una struttura che sfiora territori affini all’hip hop sperimentale. La chiusura è affidata a “Dwyran”, che dilata ulteriormente gli spazi, lasciando emergere ritmi più morbidi e sincopati, in un finale che si sottrae senza forzature. Nel complesso, Radish Square non cerca l’effetto immediato, ma si sviluppa come un continuum in cui ogni traccia contribuisce a definire un ambiente sonoro coerente. È un lavoro che preferisce la precisione al contrasto, e che trova la sua forza proprio in questa attenzione al dettaglio e alla tenuta d’insieme.

 

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