Gelainheim – Deco

Era quasi diventato scomodo evocare l’electroclash, parola logorata da anni di abuso e semplificazioni, eppure oggi torna a circolare con una certa legittimità. Non è un caso: per molti è stato un punto d’ingresso verso territori più articolati, e quell’estetica, filtrata attraverso nuove sensibilità, sembra aver ritrovato una sua funzione. Su Ratflak, il russo Gelainheim si muove proprio in questa zona di confine, assorbendo suggestioni synthwave e tensioni da dark clubbing, senza limitarsi a un’operazione nostalgica. Il risultato è un lavoro che guarda indietro ma con un’attitudine produttiva attuale, asciutta e ben calibrata. L’apertura di “Electrostatique” imposta subito il tono: linee sintetiche taglienti e una scansione ritmica essenziale. La title track “Deco” insiste invece su un equilibrio tra eleganza e rigidità, con un groove che resta teso ma mai eccessivo, mentre “Energy Conduction” spinge su una dinamica più serrata, dove l’elemento ebm emerge con maggiore decisione. In “Close Together” si intravede un lato più accessibile, quasi melodico, ma sempre trattenuto da un impianto sonoro piuttosto asciutto. Quando il disco accelera, lo fa senza perdere coerenza: “Bodysthetique” gioca con una fisicità più marcata, mentre “Acid!Acid!” introduce una vena corrosiva che resta comunque incanalata in una struttura controllata. “Lyrics & Acids” amplia ulteriormente questo registro, lavorando su stratificazioni che non appesantiscono ma aggiungono profondità. Verso la fine, “Paragon Lost” e “Sequence Transcendent” chiudono il cerchio con un approccio più sintetico, quasi schematico, lasciando spazio a una dimensione più rarefatta. L’album si tiene lontano sia dall’effetto revival fine a sé stesso sia da derive troppo compiaciute. Gelainheim costruisce un linguaggio coerente, che rielabora coordinate note senza irrigidirsi in formule prevedibili. Un lavoro che trova una sua misura proprio nella capacità di restare sobrio, senza rinunciare a una precisa identità.

 

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