Dina Summer – Children of the Night

Il progetto berlinese Dina Summer, nato dall’incontro fra il duo Local Suicide e il produttore Kalipo, torna con Children Of The Night, mini album che raccoglie nove nuove composizioni e altre cinque versioni estese. Il trio prosegue lungo una direttrice già ben definita, mettendo in relazione dark disco, synth pop, new wave, EBM ed electroclash attraverso una scrittura orientata tanto alla dimensione canzone quanto alla pista da ballo. L’impronta retro-futuristica rimane evidente, ma viene declinata con una produzione asciutta e una particolare attenzione alle linee vocali e ai dettagli melodici. Una breve “Intro” introduce il lavoro, lasciando poi spazio a “Burning Heart”, synth pop dalle atmosfere notturne nel quale una linea di basso più scura si contrappone ai synth d’organo e a una melodia di taglio più luminoso. “Komodo 3000” porta invece il trio verso un terreno maggiormente club-oriented, con elementi acid, synth distorti e una vocalità recitata che contribuisce a rendere il brano più inquieto e incisivo. Il riferimento a una scena di Malcolm in the Middle dedicata a un enorme fuoco d’artificio aggiunge, dietro l’apparente cupezza, una componente volutamente ironica. “On The Road” introduce una componente più malinconica e riflessiva, vagamente post-punk, con la chitarra di Joshua Murphy dei Crime and the City Solution a dialogare con l’elettronica e con la voce di Dina. L’ispirazione al celebre romanzo di Jack Kerouac si traduce in un brano dal respiro più ampio, mentre “Fuel” recupera la durezza dell’EBM e dell’electro anni ’90, lavorando su bassi pulsanti, ritmiche metalliche e una tessitura fortemente meccanica. “Bats In Paris” si sposta nuovamente verso il synth pop, con un’impostazione più melodica e un ritornello condiviso da Dina e Kalipo. “Voodoo” torna invece a privilegiare l’aspetto fisico della produzione, fra bassi sintetici, vocal chop e una marcata componente techno. È una delle tracce in cui il legame con la dimensione del club appare più evidente. A questo punto arriva “Children Of The Night”, title track che sintetizza bene l’immaginario del progetto attraverso bassline propulsive, synth acuti e un’interpretazione vocale che assume la forma di un vero e proprio richiamo rivolto alle creature della notte. Il titolo riprende la celebre frase pronunciata da Bela Lugosi nel Dracula del 1931, mentre musicalmente il pezzo accentua l’intensità del dark disco abitualmente associato al trio. Chiude la parte principale “Rat Race”, che introduce chitarre post-punk, percussioni dal carattere quasi meccanico e una maggiore tensione sociale, legata alla monotonia della quotidianità lavorativa. Le cinque Extended Version aggiungono infine una dimensione più funzionale al dj set, riprendendo “Burning Heart”, “Komodo 3000”, “Fuel”, “Voodoo” e “Children Of The Night” in versioni più lunghe. Non si tratta quindi di un semplice allungamento della scaletta, ma di una coda pensata per valorizzare soprattutto quei brani che, per struttura e impostazione ritmica, possono trovare una collocazione naturale anche all’interno di set più estesi. Con Children Of The Night i Dina Summer consolidano una formula che tiene insieme riferimenti agli anni ’80 e ’90, sensibilità pop e linguaggio da club. Le diverse componenti convivono senza che una finisca per prevalere nettamente sulle altre, confermando un’identità ormai riconoscibile e sufficientemente elastica da muoversi fra synth pop, dark wave ed elettronica da dancefloor.

 

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