Minuit – 88 Guards

Minuit

CD – Dollhouse
Anche in questo caso dobbiamo scusarci per il ritardo accumulato, sarà pur vero che quasi sempre (ma solo per questione di tempo) gli album slittano in fondo nella pila delle uscite da recensire o per una certa noia, dettata forse dalla difficoltà oggettiva degli artisti di genere a confronto con i formati estesi e quindi, conseguentemente, con relativi equilibrismi del recensore-aficionado nel voler salvar l’impresa, il più delle volte non felice, purtroppo, quando il breakbeat evolve verso sonorità mainstream. Ecco, mi scuso per questo, perché solo a vederne l’artwork e le sparute note ho fantasticato sulla solita produzione downtempo, pop o o peggio trip-hop infused, semmai con una preponderante ed enfatica voce femminile a far da sfondo alle rarefatte ma noiose note. Tutto fino a quando, costretto ad una lunga trasferta in macchina (per djing), ho inserito ’88 Guards’ nel mucchio del consueto ‘pacchetto musicale da viaggio’ (che per l’occasione comprendeva l’ultimo di Chris & Cosey, una raccola della Strut di post-punk, electro e leftfield disco classic, la ristampa di un vecchio Klaus Schulze, una compilation dubstep). Insomma, per farla breve, l’album di questo combo neozelandese, capitanato idealmente dalla frizzante e bionda chanteuse Ruth Carr, è assolutamente da non sottovalutare. Quotando lo stesso Pilgrem sull’esito dell’operazione, ‘This is just what our scene needs. Pure Class!’. Non ha torto il ‘grandmasta’, ha talento da vendere il trio (assieme a Ruth Carr gli altri componenti della band sono Paul Dodge e Ryan Beehre) e lo si denota fin dalle prime note di una soave ‘The Boy With The Aubergine Hair’. Evoluzioni inquiete che risentono certo di una ‘nouvelle vague’ electro (tanto da finire ‘Fuji’ e ‘A Room Full of Cute’ nella parte finale della PS3 downloadable version di Grip Shift PSP) ma che pure orecchiano nelle ritmiche rock-breaks a nuovi connubi di genere felicemente in bilico fra clubbing e live music.